Pagina:In morte di Lorenzo Mascheroni.djvu/56

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Col salutar degli occhi e della mano
Risposer quelle, e in preda alla lor cura
246Mosser tacendo per l’etereo piano.

Come gli amici in tempo di sventura
Van talvolta per via, nè alcun domanda
249Per temenza d’udire cosa dura;

Tale andar si vedea quell’onoranda
Di sofi compagnia, curva le fronti,
252Aspettando chi primo il suo cor spanda.

Luogo è d’Olimpo su gli eccelsi monti
Di piante chiuso che non han qui nome,
255E rugiadoso di nettarei fonti,

Ch’eterno il verde educano alle chiome
Degli odorati rami, e i più bei fiori
258Di colei che fa il tutto, e cela il come;

Poi cadendo precipiti e sonori
Tra scogli di smeraldo e di zaffiro
261Scendono a valle per diversi errori:

E là danzando del beato empiro
A inebriar si vanno i cittadini
264Dell’ambrosia che spegne ogni desiro: