Pagina:Intorno alla Strada Ferrata dell'Italia Centrale.djvu/15

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sarà alquanto più declive del Reno tra la Madonna stessa del Sasso, e il Ponte di Riola, ma corrisponderà al corso di questo tra Riola, e il Ponte della Venturina sopra Porretta; che anzi una Via ferrata si conduce molto meglio per quest’ultima della Setta, che non per la superiore del Reno. Dalla foce di Bresimone fino alla galleria di Montepiano, come dal Ponte della Venturina alla galleria di Pracchia, le due linee affrontano i più difficili, ed elevati tratti dei due fiumi, e qui convenghiamo di buon grado che sarebbe più facile risalire il Reno che non la Setta, se il Bresimone non presentasse modo di risalirne l’ultimo e poco declive tronco, sviluppando poi la via nell’ampio bacino che gli si dischiude tra Castiglione, e S. Damiano. Le tondeggianti, e facili pendici che dividono Bresimone da Setta permettono di ritornare su questa con largo giro, evitando i balzi sovraincombenti alle cadute tra le quali discendere raggiungendone il corso presso la galleria principale prima di Rio Fobbio. La nostra via scende così non per uno, ma per due corsi d’acqua, profittando dell’ampiezza del bacino che opportunamente le dischiude il secondo per togliersi dalle strettezze del primo. Al contrario la linea Pistojese da Pracchia al Ponte della Venturina è costretta a discendere per Kil. 10 lungo il corso del Reno che ivi non incontra influente alcuno d’importanza, e perciò anche nessun cratere alquanto esteso, pel quale possa svilupparsi la via attenuando la grave pendenza del 19.14 per mille, ed evitando alcuno del molti balzi che ivi s’incontrano. Non è adunque buon consiglio il fermarsi ad esaminare un solo corso d’acqua, ma convien guardare la disposizione generale del monte, e il modo di riunirsi dei diversi bacini, e questa disposizione della quale rende conto l’unita mappa planimetrica, siccome è favorevolissima alla nostra linea sul versante meridionale, così anche a settentrione offre facilità maggiori che non lungo quel primo solitario tronco del Reno.

Con ciò non intendiamo dire che il nostro andamento sia privo di ogni difficoltà, e chi potrebbe lusingarsi di evitarle tutte sugli Appennini? Anzi noi consideriamo il tronco dalla galleria di Montepiano a Pian-di-Setta per Kil. 18 come il più difficile di tutta la nostra linea, ma diciamo bene che tali difficoltà sono minori di quelle che s’incontrano da Pracchia al confine di Stato per Kil. 10. E diciamo di più che le difficoltà del nostro andamento possono essere attenuate al seguito di accurati, e ripetuti studii locali, perchè il largo svolgersi delle pendici tra Setta, e Bresimone permette tentare più di una traccia, e perchè potrebbe anche abbassarsi il punto culminante prolungando alquanto il traforo; mentre lungo il Reno l’angustia dei luoghi è tale che non sapremmo vedere mezzo alcuno di minorare le insigni difficoltà che presenta.


IV


Interesserebbe ora confrontare per sommi capi le opere d’arte che per queste due linee si richiedono. Eraci noto che lo sviluppo studiato dal Sig. Ing. Cini per salire da S. Felice a Pracchia richiedeva oltre alla principal gal-