Pagina:Intorno alla Strada Ferrata dell'Italia Centrale.djvu/16

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

(16)

galleria altri trafori di notevole lunghezza, e viadotti, e sostruzioni ragguardevoli; ma siccome vedemmo che la lunghezza di quello sviluppo deve essere portata de Kil. 16 ½ a Kil. 24 almeno, così non è possibile immaginare quali esser possano le opere d’arte che a ciò si richiederebbero; ma non possiamo errare dicendo, che esse esser debbono di una importanza, e di un costo straordinariamente grande, dacchè il Sig. Ing. Cini non solito invero a peccare di timidezza non seppe mai risolversi a proporle, quantunque conoscesse il bisogno di migliorare il suo andamento, e ne studiasse continuamente i modi.

Parlando ora dell’opere d’arte che occorrono sulla linea nostra diremo che nel primo tratto, cioè da Prato a Mercatale nessuna opera di riguardo s’incontra, poichè tenendosi la strada sempre nel basso della valle i due ponti occorrenti al di sotto della Briglia per passare, e ripassare il fiume possono essere eliminati, o variando opportunamente con gli studj definitivi le curve, o deviando di poco il fiume. In ogni modo peraltro la costruzione dei predetti due ponti non sarebbe dispendiosa essendo scoperte le roccie sulle quali occorre fondargli. Ne in questo tronco avendo il Bisenzio influenti di qualche importanza, occorrono mai ponti di luce maggiore ai metri 20. A superare le poche difficoltà che s’incontrano tra S. Lucia e la Briglia, presso Usella, ai Ponti di Colle, e prima della Dogana vecchia, in quei corti passaggi insomma nei quali il colle sembra troncato alla base dal fiume; ed ove le case e la via provinciale pongono in qualche angustia, bastano dei tagli alquanto profondi, o brevissimi trafori, od anche il deviare la strada provinciale, od il restringere opportunamente l’alveo del fiume. La costruzione più grande di questo tronco è il ponte sul Bisenzio prima di Mercatale che riesce di qualche elevazione sul fondo del Fiume; gli studii definitivi mostreranno ove convenga collocare quest’opera attenendosi al più stretto della valle onde minorare le costruzioni accessorie che dovranno farle seguito.

Osserveremo però che in tutto questo tronco abbondano i materiali da costruzione, le pietre da taglio, il calcareo riducibile a martello per i rivestimenti, la rena di ottima qualità, e la calce forte, e quasi idraulica della quale le fornaci ultime si trovano a Colle sulla nuova linea non molto lontane da Mercatale.

Nel secondo tronco da Mercatale al confine di stato dopo Montepiano occorre presso S. Quirico un ponte con accompagnamento murario per traversare la Fiumenta, e la vallicella in mezzo alla quale scorre, ma di elevazione ordinaria; e quindi un traforo di metri 800 per sottopassare la collina di Poggiole: quindi presso la confluenza della Carigiola nel Bisenzio un viadotto non molto esteso, ma assai elevato, essendo la sua maggiore altezza di metri 45.70. Con tale opera si raggiunge la destra del Bisenzio per la quale si risale fino al di sopra di Luicciana al fosso di Castello. Quivi si oltrepassa nuovamente il fiume Bisenzio traforando poi il colle di Luicciana che divide il fosso stesso dal Fiumicello, con un tunnel di metri 650.

Nella valle della Carigiola ove s’incontrano profonde solcature si rendono