Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/107

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— rispose la popolana — allora supposi che la bambina fosse scampata per miracolo all’eccidio di qualche famiglia signorile, che i suoi parenti fossero tutti morti o fuggiti e mi convinsi che non apparteneva al mio ceto dalla biancheria finissima che indossava e da un medaglioncino che teneva al collo, raffigurante una testa di morto... attaccata ad una microscopica catena d’oro.

La popolana si interruppe. Un grido improvviso echeggiò nell’ampia sala, seguito dal rumore di un corpo che cadeva pesantemente e da più voci, che dicevano:

— Presto... un medico...

Vi fu un momento di tumulto indescrivibile...

— Che cosa succede?

— È il conte Patta, che è svenuto...

— Forse l’emozione, il caldo, è stato un’imprudenza la sua recarsi qui...

— Lo trasportano fuori.

— Non sarà cosa grave...

Queste ed altre esclamazioni si udivano nell’aula. Chi si mostrava contrariato, chi impietosito, chi curioso...

Il nome del conte Patta era giunto agli orecchi dell’accusata, producendole una sensazione profonda, mettendole nelle vene un brivido di angoscia, di paura. Le risuonavano in quel momento alle orecchie le parole pronunziate da Diego, allorchè rivelava a sua moglie, l’infamia del padre...

«Una spia, un traditore della patria, che il popolo milanese nei giorni memorabili della sollevazione, aveva giurato ammazzare. Egli