Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/19

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litezza che incantava. Il suolo si mostrava lucidissimo, le pareti parevano colorite di fresco.

Due letticcioli di ottone, separati da un tavolino da notte, un armadio di noce, quattro seggiole intarsiate, un divano di cuoio, uno specchio con cornice di rame dorato, un porta-abiti di ferro verniciato, compivano il mobiglio della camera.

Maria entrò in punta di piedi e facendo con una mano riparo alla fiamma della lucerna, si avvicinò ad uno dei letti e si pose a contemplare il viso soave, sebbene appassito dagli anni, di una donna, che dormiva profondamente, appoggiando il capo all’alto del capezzale, sul braccio ripiegato.

Sul vago sembiante di Maria apparve un’espressione di tenerezza, di contento.

Quel sonno calmo, quella respirazione dolce e misurata, L’atteggiamento stesso tutto pace, rassicurarono la bella guantaia. Sua madre nulla aveva sentito: ella poteva nasconderle la strana avventura di quella notte.

Si ritrasse pian piano e deponendo la lucerna in un angolo, si dispose a coricarsi.