Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/31

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

27


Gabriele giunto a Milano fece chiedere dal padre la mano dell’adorata giovinetta: il conte Patta rifiutò decisamente. Ma gl’innamorati non perdono giammai la speranza.

Gabriele si sentiva amato ed era quasi convinto che un giorno o l’altro, il conte si sarebbe piegato alle sue preghiere ed a quelle della figlia. Ed intanto andava ovunque trovavasi Adriana per ammirarne i vezzi, averne i sorrisi, raccogliere i fiori, che ella non mancava mai di lasciare cadere sul suo cammino. Diego sapeva tutto ciò ed esecrava il suo rivale e vedendo di non riuscire in alcun modo togliere l’immagine di lui dal cuore di Adriana, determinò di provocare il giovane. Ma questi rispose all’attacco con tal dignità, che il giovane marchese ne uscì sconfitto, umiliato. Allora la sua rabbia non ebbe più freno e l’ultima notte di carnevale, avendo sorpreso Gabriele sotto le finestre di Adriana, l’assalì a tradimento. Ma il giovane si difese con tale impeto, che disarmò l’assalitore, il quale dovette cercare uno scampo nella fuga, soddisfatto ancora di non essere stato riconosciuto.

Il giorno seguente, Diego si ebbe un lungo e segreto colloquio col conte. Allorchè il giovane lasciò il gabinetto, il gentiluomo apparve fortemente turbato e durò fatica a calmarsi.

Finalmente suonato con violenza il campanello, ordinò al cameriere accorso di far avvertire la contessina Adriana, che il padre desiderava parlarle.

E si sdraiò sulla poltrona ad attenderla. La giovinetta non tardò a comparire. Era adorabile nel suo semplice abito di flanella bianca, stretto alla