Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/81

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E le sue mani si accinsero a slacciare con moto febbrile il corsetto della disgraziata, allorchè una voce aspra, mordente, risuonò alle sue spalle,

— Attendete, signor marchese, prima avete da discorrere con me...

Diego si volse con un fremito. Ritta in mezzo alla camera, stava Maria, bianca come una morta, sublime d’indignazione, di collera.

Il giovane, per quanto cinico, a quell’apparizione improvvisa, rinculò, madido di un sudor freddo, cogli occhi sbarrati, diffidenti, paurosi.

Maria invece fece due passi innanzi ed allora Diego si accorse che teneva una rivoltella nelle mani.

— Ah! non ti attendevi di vedermi ancora comparirti dinanzi — esclamò-con tale accento, che Diego sentì un brivido percorrergli le vene. — Tu speravi che la povera sciocca, dopo aver preso sul serio le tue promesse, i tuoi giuramenti, si fosse rassegnata al triste avvenire, che le avevi preparato, subisse senza ribellarsi l’oltraggio inflittole col mentirle il nome, versare a piene mani su di lei il fango e la vergogna. Ebbene, ti inganni... Diego:... dal giorno che scopersi il tuo tradimento, non ebbi che un pensiero: vendicarmi. E tanto ti ricercai coll’uomo da te atrocemente offeso, che abbiamo finito per trovarti. Gabriele, IL VERO, la tua vittima al pari di me e di tua moglie, avrebbe voluto provocarti per il primo, chiederti soddisfazione. Ah... ah! un duello, uno scandalo, che sarebbe ancora ricaduto su di lui... Ho pianto, ho supplicato per aver io il diritto di