Tingerai, Lesbia, in acqua il bruno acciaro; 320E a l’uscir splenderà candido argento.[1] Soffri per poco, se dal torno desta,[2]
Con innocente strepito, su gli occhi,
La simulata folgore ti guizza.[3]
Quindi osò l’uom condurre il fulmin vero 325In ferrei ceppi, e disarmò le nubi.
Ve’ che ogni corpo liquido, ogni duro
Nasconde il pascol del balen: lo tragge
Da le cieche latebre accorta mano;
E l’addensa premendo, e lo tragitta 330L’arcana fiamma a suo voler trattando.[4]
E se, per entro a gli Epidaurii regni,[5]
Fama già fu che di Prometeo il foco.
Che scorre a l’uom le membra, e tutte scote
A un lieve del pensier cenno le vene, 335Sia dal ciel tratta elettrica scintilla;
Non tu per sogno Ascreo l’abbi sì tosto. Suscita or dubbio non leggier sul vero
Felsina antica di saper maestra.
Con sottil argomento di metalli 340Le risentite rane interrogando.[6]
Tu le vedesti su l’Orobia sponda
Le garrule presaghe de la pioggia.
Tolte a i guadi del Brembo, altro presagio
Aprir di luce al secolo vicino. 345Stavano tronche il collo: con sagace
Man le imaiolava vittime a Minerva,
Cinte d’argentea benda i nudi fianchi.
Su l’ara del saper giovin ministro:
Non esse a colpo di coltel crudele 350Torcean le membra, non a molte punte.
Già preda abbandonata da la morte,
Parean giacer: ma se l’argentea benda
Altra di mal distinto ignobil stagno,
Da le vicine carni al lembo estremo,
↑Il rame posto in soluzione d’argento s’investe di pellicola bianca. Il rame pure s’imbianca dai fumi arsenicali. Non si ha un’esperienza egualmente bella col ferro, che si è sostituito in grazia della poesia.
↑Opinione di celebri medici, che gli spiriti vitali siano materia elettrica.
↑Esperienze sulle rane fatte dal signor dottor Galvani in Bologna, e da più d’uno in Pavia. Il poeta non entra a decidere se l’elettricità delle sperienze sia eccitata da metalli o preparata dai muscoli. Veggansi i giornali scientifici di Pavia.