Pagina:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu/157

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italorum sapientia 127

tando mille sperienze: non si tratta geometria, dove bisogna una copia di nomi diffiniti, di massime incontrastate, di postulati discreti, e camminarvi dritto e senza salti per istretta e lunga via di dimostrazioni. Si tratta metafisica, nella quale l’uomo ha da conoscere e spiegare la sua mente, purissima e semplicissima cosa. Talchè a questo proposito cade molto in acconcio quello che si osserva tutto dì, far molto più profitto nelle cose dello spirito cristiano le meditazioni che brievemente propongono pochi punti, per li quali l’uomo entri in sè stesso a purgarsi l’anima, che le prediche più eloquenti e più spiegate di facondissimi predicatori. Per lo che parmi che Renato sapientemente meditazioni avesse questi studj intitolato, ove le principali cose tratta con tanta brevità, che la sua metafisica si chiude entro poche pagine: e pure egli, come ora voi opponete a me, scrisse con nuovi principj e nuovo metodo cose la maggior parte non più udite. Onde il consiglio di Quintiliano non sembra fare a vostro pro, che più conduca talora il dir soverchio con tedio, che tacere con pericolo il necessario: perchè ragiona ivi di narrazione de’ fatti a giudici che sono ignoranti de’ fatti; ma ove si è proposto ragionare con intendenti, hassi a osservare quello: sapienti verbum sat est.

Dall’oscurità, poichè nasce dal non diffinire i nomi, io me ne purgherò dove me l’apporrete.

Le cose finalmente che qui semplicemente s’accennano, e sono ancor tra’ filosofi contrastate, da me si lasciano ad esso loro a determinarsi: perchè mio proposito fu mandar fuori un libricciuolo tutto pieno di cose proprie, e sarei ben contento di aver pruovato le mie.

Siane di ciò un esempio: l’ingegno da’ Latini fu ancor detto memoria: n’è bello il luogo nell’Andriana, dove Parmenone1, che vuol concertare con Miside una gran furberia, le dice:

Misis, nunc opus est tua
Mihi ad hanc rem exprompta memoria atque astutia.


Quello che noi diciamo immaginare, immaginazione, pur da’ Latini dicevasi memorare e memoria; onde comminisci e commentum significano ritrovare e ritrovato o invenzione: per quello pur degno da notarsi altro luogo nell’Andriana2, dove Carino, querelandosi della credula malignità e perlidia di Panfilo, dice:

Hoccin’est credibile, aut memorabile,
Tanta vecordia innata cuiquam ut siet,
Ut malis gaudeant, etc.

E pure l’ingegno è il ritrovatore di cose nuove, e la fanta-
  1. Act. IV, Sc. 3.
  2. Act. IV, Sc. 1.