Pagina:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu/161

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

italorum sapientia 131


Chiudo questa parte di ragionamento con quel fine che io feci proprio di questo luogo nella Risposta (pag. 98), e voi avete fatto fine di tutta la vostra Replica (pag. 118): che non poteva la vostra gentilezza riposare sul credito di quello che io ne affermava; perchè «oggidì si è appresa massima che è assai pericoloso nelle cose filosofiche di voler fondare il suo sapere anzi sul credito di chi che sia, che sulla forza ed evidenza delle ragioni.» Perchè io ve ne priegava, non dove trattava delle cose e delle loro cagioni (dove è da osservarsi religiosamente la massima), ma di voci e delle loro origini, nelle quali signoreggia l’uso e l'autorità.

§ iv.
Delle Cose meditate.


Veniamo finalmente alle vostre opposizioni, ch’esse cose, che io in metafisica ho meditate, riguardano: la qual parte importa assai più di tutte le tre altre unite insieme; perchè la contesa del ripartimento della vostra censura fatto nella mia Risposta è una questione del giudizio di un uomo che nulla o poco importa alla somma delle lettere: le due della Condotta e delle Origini possono essere per avventura prese per contese d’ingegno, che ne’ ritrovati più stravaganti e ne’ maggiori paradossi suole riportar maggior lode; ma questa che riguarda i principj dell'umano sapere, questa sì che dee e merita riputarsi di alto e gravissimo affare.

Però, innanzi di entrarvi, non posso far di meno non mostrare il mio rammarico, che in nulla mi avete fatto favore di quello nel fine della Risposta (pag. 107) vi avea priegato: che frame di avermi a fare altre difficoltà, oltre a quelle che io mi proposi e risolsi, aveste avuto dianzi agli occhi quelle tre diffinizioni della causa, dello sforzo e della guisa, e vedere se forse ad una o a tutte e tre ricorrendo, si potesser mai sciorre.

Ora voi mi opponete (p. 114) che io dica cose per diametro opposte: che nel tempo istesso che riprovo l’analisi di Renato, con la quale egli si dà a rintracciare la prima sua verità in metafisica, insiememente l’approvi, e in consegnenza non la confuti, ma la biasimi.

Con buona vostra pace, in ciò è bastante rispondervi con solo replicare ciò che in quel libricciuolo ne ho scritto (Cap. I, § 2, pag. 58). Io concedo, quel metodo esser buono a rinvenire i certi segni ed indubitati del mio essere, ma non esser buono a ritrovarne le cagioni. Io nella Risposta (pag. 107) definii cagione quella che per produrre l’effetto non fa di cosa forestiera bisogno. Di sì fatta diffinizione immediato corollario è, che la scienza è aver cognizione di questa sorta di causa: dunque il Criterio di avere scienza di una cosa, è il mandarla