Pagina:Iorga - L'arte popolare in romania, 1930.djvu/25

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Molto anteriore alle infiltrazioni slave o magiare, ed anche alla colonizzazione e alla signoria romana, essa dominò dal fondo dei Carpazi fin nelle vallate dell'Anatolia e nelle gole del Caucaso.

Sono i Traco-Illiri, e soprattutto i Traci, più numerosi, più capaci di resistere, meglio dotati per produrre e sviluppare una civiltà.

Il loro carattere si riconosce fin da un’epoca lontanissima dell’antichità. Gli Eraclidi della leggenda, i Dori dei filologi e degli archeologi, provenienti dal nord, dovettero partecipare almeno alle influenze di questa razza, se anche non si vuol confonderli, nelle origini, con essa. Al loro arrivo, una civiltà artistica di libera esecuzione, di gaia imitazione di tutta la natura nell’infinità delle sue linee e nello splendore dei suoi colori, quella civiltà di Creta, di un «modernismo» così espressivo, che era passata dallo smalto dei palazzi alla terra cotta dei vasi, è sostituita momentaneamente, e su quei dati territori, da formule astratte, da riduzioni lineari, quali si vedono sui vasi del cimitero ateniese di Dipylon. Metterle a riscontro con l’arte popolare di cui abbiamo dato uno schizzo significa far vedere la loro unità d’ispirazione, la loro comune origine dalla psicologia popolare. Quando l’arte greca ebbe oltrepassato questo stadio, qualcosa ne rimase per mettere un freno all’antica immaginazione largamente creatrice (1).

Ma lo scopo di questa comunicazione ha qui un termine, con questa ipotesi che non ha cercato i fatti per farsene un sostegno, ma che, per quanto ardita possa sembrare, non è che il riflesso naturale di fatti debitamente osservati e ravvicinati perchè trovino in se stessi la loro spiegazione.

  1. Certi elementi della stessa arte si vedono all’Est fino ai monumenti ittiti dell’Anatolia, all’Ovest fino al froro portoghese.