Pagina:Iorga - L'arte popolare in romania, 1930.djvu/69

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CAPITOLO III


gli ornamenti della casa rurale.


La casa del contadino romeno o balcanico, e massime quella del primo, ben difficilmente è del tutto priva di ornamenti. Ognuno degli elementi che la compongono ne ha la sua parte.

Siccome il legname rappresenta l’elemento principale della costruzione, specie nelle regioni in cui si ha più agio di pensare all’arte, la massima parte di tali ornamenti son dovuti alla scultura nella quercia dura, nel fragile abete, talora nel noce prezioso, o nel tenero tiglio.

Avvicinandosi alla corte, quando la cinta non è chiusa dal graticcio di rami o da semplici tavole non lavorate, poste orizzontalmente fra i pioli piantati in terra, si scopre subito il disegno accurato del recinto. Le foglie, i fiori, sono imitati in modo strettamente schematico nell’intaglio delle tavole (1). Spesso si consacra una cura speciale al portone, trattando con grande abilità dei disegni molto vari, di puro carattere geometrico: talora tuttavia si ha l’impressione che quelle stelle inscritte o no in un circolo, quegli zig-zag, quelle croci, non siano dovuti alla sola imitazione delle porte d’ingresso delle chiese, in pietra scolpita (2); nè è da escludersi che anche

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  1. Jänecke, op. cit. p. 29.
  2. In Transilvania, una porta del paese abitato dagli Sziculi, a Mikhaza, «la casa di Mikó», di Micu, porta la data 1626 (v. Sigerus: Din Transilvania e le nostre figure). Non vi è alcuna differenza essenziale fra la porta degli Sziculi e quella dei Romeni.