Pagina:Iorga - L'arte popolare in romania, 1930.djvu/86

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In Valacchia la sottana è, per così dire, formata da due pezzi di stoffa fissati dalla cintura (brâu); è la fotă, di cui mostreremo l’ornamentazione insieme con quella della «catrință-strângătoare».

L’Oltenia, sottomessa ad altre influenze, e che forse rappresenta un altro antico strato barbaro, ha nel suo vâlnic (nome slavo) una strângătoare tutta d’un pezzo, con ornamenti esclusivamente curdi nella stoffa, e distinta dal fatto di essere più corta, molto larga e fittamente pieghettata. Se la «fotă» fa parte anche del vestiario della donna bulgara, fino a quella regione dei Balcani ove le donne portano solo un semplice vestito, nero come il velo che copre la loro testa, il vâlnic a sua volta si trova presso i Serbi e presso tutti gli abitanti, di razza diversa, della Macedonia.

Nel Banato infine, come in alcune regioni del Pindo, la parte tessuta della «fotă», lavorata molto riccamente con oro ed argento, è estremamente corta, e serve di semplice base fiammante a dei lunghi fili rossi che, con la loro criniera, coprono la camicia. Queste frange danno un carattere di particolare eleganza al vestito, che si trasforma in un semplice ornamento, e che quasi sempre, invece di posare direttamente sulla camicia, posa sopra una sottana. Spesso la «fotă» si trova solo di fronte o di fianco, e dall’altro lato è sostituita da un grembiule qualsiasi.

La Transilvania conosce le forme della parte corrispondente dell’Antico Regno: la parola șorț (Schurze), di importazione sassone, serve a indicare il grembiule.

Il suman e il cojoc servono di mantello anche alle donne, identici di forma, di colore, ornati nello stesso modo. Si chiama cațaveică (l’origine della parola è slava, ma si trova peraltro il nome proprio Cațaveiu) un corto mantello foderato di pelliccia.

Le donne, come gli uomini, portano gli «opinci» che si trovano anche talvolta nelle regioni assai ricche della monta-