Pagina:Iorga - L'arte popolare in romania, 1930.djvu/93

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 65 —


nile può accoppiare tanta maestà a tanta grazia. Una gran parte della penisola balcanica conosce questa eredità dei Traco Illiri: la si ritrova in Serbia, anche fuori della valle del Timoc, abitata solo da Romeni; in Macedonia, ove la Romena si circonda la testa con una semplice sciarpa di lana nera, avvolta con grazia; in alcune regioni bulgare e specialmente, con tutta la pura bellezza d’un’ampia nube bianca, nella patria albanese, su suolo illirico, dalle parti di Scutari (1)

Questi popoli della Balcania hanno spesso derivato dai loro padroni turchi i larghi pantaloni e le pantofole anche per le donne. Le Romene non hanno accettato le mode del Sud che in alcuni distretti vicini al Danubio, e solo per quanto riguarda il copricapo. Nell’antica raià di Brăila, le donne, passando rapide nelle succinte vesti aderenti al corpo, portano sopra una speciale acconciatura, simile al cappello quadrato, basso, coperto da un velo nero, delle monache orientali, una stoffa scura che incornicia strettamente il viso. E gli stessi caratteri all’incirca si trovano presso quelle che, nelle antiche città turche della Bessarabia, come Ismail, lo Smil moldavo, continuano, nei costumi, la vita dell’Oriente. A monte del fiume, la maramă bianca a righe e a fiori, talora di tradizione esotica, copre uno «chapelet» di fattura analoga (p. es. distretto di Romanați). Il lusso della Turchia dominatrice, erede della pompa orientale, si spiega nel Banato, un tempo ottomano (fino al 1718); ivi, invece del velo bianco, si ha una specie di casco riccamente tessuto di seta o di filo d’oro e d’argento, destinato a sostenere la scintillante, abbagliante corazza dei ducati d’oro e dei vecchi talleri d’argento di Maria Teresa.

Questi vari modi di coprirsi la testa appartegono solo alle donne maritate. Quasi ovunque, io credo, l’uso esige che le fanciulle vadano a capo scoperto, e forse per questo son chia-

5
  1. Haberlandt, op. cit., tavola XVI, N. 2.