Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/124

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fare le parti più oscure dell’istoria patria con lo studio di antichi monumenti, io son di avviso che dalle cose innanzi dette derivi una presunzione che non il cinghiale, ma piuttosto il leone, fosse stata l’insegna dei Sanniti di Benevento. Ed è quindi a sperare che i beneventani non indugeranno a cancellare dalla volta del palagio comunale l’effigie dell’ignobile, benchè utile, animale, e sostituirvi quella del leone, emblema della fortezza e generosità dei nostri maggiori nei prosperi eventi, e della costanza con cui non mai disperarono di volgere in meglio i destini della patria.

Un notevole avanzo di vetusta fabbrica romana soige presso il santuario della Vergine delle Grazie. Una tal fabbrica non è mentovata nelle scritture edite e inedite dei patri scrittori, poichè niuno seppe intenderne la destinazione. Essa è comunemente nota col nome I Santi Quaranta; imperocchè un’incerta tradizione, la cui origine si confonde nel buio dei tempi, ci tramandò la leggenda che ivi sostennero il martirio quaranta giovani cristiani. Ma non è ora alcuno che dia fede a questa tradizione, dacchè tutti gli scrittori, che trattarono delle guerre e delle antichità sannite, concordemente negano un tal fatto. Alcuni moderni autori per lo contrario opinano che siccome appunto in quel luogo fu edificato uno dei nostri più antichi conventi di monache, così quel sotterraneo potrebbe essere l’avanzo d’un lungo ed ampio corridoio monachile; ed altri invece ritennero che togliesse un tal nome da una chiesa, ivi eretta, volgarmente detta dei Santi Quaranta, perchè dedicata ai detti martiri. E il cronista Falcone aggiunge che sotto di essa eravi uno spazioso cimitero dal titolo di Carniera. Ma essi autori errano di gran lunga, poichè tutti gli archeologi, i quali ebbero vaghezza di percorrere quel portico sotterraneo, convennero che sia un avanzo di antica fabbrica romana. Il nostro chiarissimo concittadino Dottor Saverio Sorda, membro della commissione archeologica di Benevento, avendo proposto che le lapidi assembrate precariamente nel cortile del Regio Liceo Giannone fossero state trasferite nel detto corridoio, fece pensiero che