Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/128

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Manfredi ritraeva tutto dal padre, e fu il glorioso continuatore della sua politica in Italia, talchè niuno che intenda lo spirito dei tempi in cui visse, potrebbe ignorare le ragioni per cui Manfredi fu segno all’odio dei romani pontefici. Egli in breve tempo con ardite imprese e con sottile accorgimento seppe disfarsi d’ogni suo nemico, e acquistare l’assoluta signoria di tutte le terre che componevano la monarchia delle due Sicilie. Ed occupò anche Benevento intorno al 1258 o poco innanzi, come si arguisce dalle note cronologiche di alcuni istromenti che si custodiscono nell’archivio della chiesa collegiata di S. Bartolomeo, e dalle date di altri documenti mentovati dall’anonimo autore della Relazione storica della città di Benevento e suo territorio.

Manfredi, bramoso di estendere la sua potenza oltre i confini del napoletano, fece rivivere in Italia l’antico partito dei ghibellini, e mandò il suo fido conte Giordano con ottocento tedeschi a dare aiuto ai ghibellini di Toscana. E il Giordano, secondato dai Sanesi, pose in rotta i fiorentini sui colli di Montaperti, e poscia rimase in Firenze come Vicario generale del re Manfredi, inducendo tutti i cittadini a giurare fedeltà al suo sovrano. Dopo di ciò Manfredi, fattosi capo di tutta la parte imperiale di Toscana e di Lombardia, occupò quasi interamente l’Italia, assicurò la prosperità del suo regno, venne in gran fama in tutta Europa, e coi Saraceni di Lucera ed altri suoi fidi scorse vittorioso finanche le terre dello stato romano, e nel bollore dei suoi giovani anni credè agevole la conquista

. . . . . . .del bel paese
Che dettò leggi all’universo intero.

Ma altrimenti disposero i fati.

I papi che, a impedire l’unità d’Italia e a conservare integro il loro stato, ebbero in uso sempre di chiamare in Italia lo straniero per sostenere qualche loro preteso dritto, fecero pensiero di appigliarsi a questo spediente per fiaccare la potenza del re Manfredi, il quale cortese, liberale e ma-