Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/141

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in primo luogo non vi è alcuno storico o documento che accenni al fatto che la battaglia, cominciata in un luogo, si fosse proseguita in un altro; ma anzi tutti gli autori patrii asseriscono il contrario. E qui mi giova citare Mario della Vipera, il quale nella sua notissima opera intitolata Cronologia Episcoporum et Archiepiscoporum Metropolitanae Ecclesiae Beneventanae p. 124 scrisse prope Beneventum in contrada Rositi, ubi S. Maria della Grandella dicitur, occorrentem cum ingenti exercitu Manfredum, collatis signis, profligavit et occidit

Egli è vero che i soldati fuggitivi, i quali, a prescindere dai traditori, non furono in molto numero, presero chi per la via di Benevento, e chi per quella di Foggia, ma allora la morte di Manfredi era già accaduta, e le sorti della battaglia risolute, per cui i francesi, che riuscirono vincitori in parte per frode, e in parte per il tradimento dei pugliesi, estenuati dalle faticose marcie e dal lungo combattere, non curaronsi di tener dietro ai fuggenti. Ed è falso poi che Manfredi si mosse a combattere quando vide i suoi soldati volti in fuga, ma egli accorse in aiuto dei suoi prodi, allorchè impacciati sotto i destrieri che furono feriti con perfidia dai francesi, e investiti di fronte e ai lati, versavano in grave pericolo.

Nè contraddice l’opinione degli antichi cronisti il fatto che avrebbe Carlo d’Angiò, come affermano taluni eruditi, edificato, in commemorazione della sua vittoria, un monastero nella contrada detta tuttora S. Marco, a imitazione di quei tali usurpatori delle nostre belle contrade, che, nel medio evo, a espiare le rapine, i saccheggi, e ogni altro atroce reato, fondavano con ricche entrate tempii e monasteri, imperocchè, dato pure un tal fatto, esso riconferma la mia opinione, perchè si denominava S. Marco a quei tempi un luogo poco lontano dal Ponte rotto e dalla pianura di Roseto.

Ma vi è più ancora. Manfredi non fu seppellito ove cadde, ma il suo cadavere, come il più prezioso trofeo della vittoria, fu tratto il dì 28 febbraio dinanzi a Carlo d’Angiò nel