Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/147

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accoglieva in mente le massime di assoluto governo, e ne fan prova più che le parole, non di rado usate dai politici, come disse il Metternich, per nascondere il pensiero, le opere sue, le leggi e gli Ordini politici, che, in mezzo a quelle burrascose vicende, egli stabiliva nel regno delle due Sicilie, pei quali il nome di Federico II con quello di pochi principi magnanimi e sapienti fu sempre onorato. Nè a temperare l’assoluto potere fu indotto il gran Federico da una rivoluzione di popolo, in cui fosse penetrato quel gagliardo sentimento della dignità propria, che non soddisfatto si manifesta coll’ultima ragione delle genti oppresse, ma da una sagace e generosa politica. E però attese sempre ad avvalorare la sua potenza collegandola con gli interessi del popolo, per fiaccare le due classi prevalenti nel regno, e mostrò alle repubbliche italiane come egli non fosse avverso alle libertà popolari, e che riunendo la divisa Italia avrebbe accomunato la potestà sovrana e le cure di governo coi deputati della Nazione, e avrebbe assicurato coll’ordine la libertà guardandola dagli eccessi, a cui trascorreva nei tribolati comuni. (Mestica)

Colla cessazione adunque della Signoria Sveva nel reame delle due Sicilie, fu per il corso di sei secoli afflitto il più bel paese dell’Universo dal più tremendo flagello con cui l’Autore d’ogni bene punisce un popolo de’ suoi errori, cioè dalla tirannide, poiché tutti i governi che dopo gli Svevi tennero il freno delle belle contrade, non furono, per usare la celebre espressione del Gladstone, che la vera negazione di Dio. E non pure a queste provincie ma all’Italia intera fu poco men che esiziale la caduta degli Svevi, poiché dopo la morte di Manfredi non ebbe mai luogo altra propizia occasione per conseguire i’ unità nazionale, sicché tale aspirazione degli italiani parve a tutti per il volgere di più secoli non altro che un poetico sogno. Ma infine il gran concetto politico di Federico II e di Manfredi, riapparso pochi lustri dopo, sfolgorante d’immortale bellezza, nel poema di Dante, e tre secoli appresso nelle pagine immortali del più sapiente politico del mondo, il Macchiavelli, si è ora purificato nella dottrina del dritto nazionale, e nel lume di una civiltà più