Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/291

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con metodo regolare, e con sincere e calde convinzioni; sicchè il loro insegnamento era per fermo preferibile a quello dei gesuiti. Ma pure, ad onta di ciò, per essere in Benevento limitate le loro scuole a sole quattro classi, non poteva quell’insegnamento non apparire manchevole ed incompiuto, e per questo gli scolopii nutrivano speranza di sottentrare in Benevento ai gesuiti, invisi a tutto il partito liberale, e di recarsi in mano l’intero insegnamento classico; ma furono tosto disingannati dal decreto che prescriveva l’abolizione dell’insegnamento monastico privilegiato.

Intanto il De Marco, dopo la costituzione del governo provvisorio in Benevento, seguito dalla sua banda, e da molti volontarii beneventani e della provincia, con a capo il Sig. Pietro Rampone, germano del presidente del governo provvisorio, col grado di capitano, e il mio germano Domenico Isernia con la qualità di Commissario civile, percorse la campagna beneventana, e dopo alcune escursioni nei prossimi comuni, trasse ad Ariano di Puglia, ove dimorò pochi giorni e quindi fece ritorno in Benevento. In seguito la stessa banda si recò a S. Agata dei Goti e a Frasso Telesino, e poscia s’in ter tenne alcuni giorni sulla montagna di S. Michele presso Maddaloni, ove trovò in una specie di caverna un deposito di viveri, ivi lasciato dalle truppe borboniche, e infine si avviò alla volta d’Isernia. Ma quivi il De Marco, investito dai cittadini e dalla truppa borbonica, non seppe evitare un serio fatto d’armi, nel quale perirono parecchi dei nostri concittadini.

L’insurrezione di Benevento non deve considerarsi come un fatto di poco rilievo, poichè essa fu efficace a risolvere il generale Garibaldi, che allora guerreggiava nella Calabria, a marciare su Napoli. E in quel mentre il re Francesco II, pei consigli di Liborio Romano capo del ministero, affine di risparmiare alla metropoli del regno la guerra civile, trasse a Capua con l’intera armata di 40 mila uomini, per attendere alla difesa del suo regno, e per questo Garibaldi potè senza colpo ferire entrare in Napoli in sembianza di amico nel memorabile 7 Settembre.