Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/292

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E qualche giorno dopo una deputazione della città di Benevento, composta dal sig. Salvatore Rampone, presidente del governo provvisorio, e dall’avvocato sig. Nicola Vessichelli, fu presentata al generale Garibaldi, che l’accolse con molta festa ed onoranza. Il sig. Rampone lesse il seguente indirizzo:

«Generale Dittatore

«A voi che sempre combatteste per la indipendenza e libertà dei popoli con tale un’abnegazione da rendervi maggiore degli eroi di Plutarco, si volgono i cittadini beneventani, che sotto la vostra dittatura fin dai giorno 7 di questo mese proclamarono nella loro provincia la sovranità di Vittorio Emanuele II re d’Italia.

«A voi che siete il braccio di quel re tanto desiderato fin da tre secoli dal gran Macchia velli, si rivolgono fidenti, e nel silenzio aspettano il compimento dei loro voti.

«Mancipii clericali, con islancio unanime, cercarono l’attuazione di un concetto finora dai nostri nemici tenuto per folle ed inattuabile, sol perchè non isperavano che fossero per nascere al mondo due cuori magnanimi come quelli di Vittorio Emanuele e di Giuseppe Garibaldi.

«Ma ora che queste catene sono infrante, ed ogni redento si volge al suo redentore per offrirgli la vita e gli averi in sostegno dei nuovo ordine di cose, abbiatevi da parte dei beneventani un’eguale interminabile profferta.

«Voi siatene l’interpetre presso il nuovo nostro Re, ditegli che i figli di questa sua nuova provincia, mercè i loro rappresentanti, han giurato al vostro cospetto di spendere fino all’ultimo obolo, e spargere tutto il sangue loro per la patria al grido di

«Viva l’Unità italiana!
«Viva il Re Vittorio Emanuele!
«Viva il Dittatore Garibaldi!»

Il Dittatore ordinò al colonnello Bertani che s’inserisse l’indirizzo nel giornale ufficiale, e chiese di essere pienamente istrutto sulle condizioni della provincia beneventana.