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Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/293

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Il Vessichelli prese allora la parola, ed acconciamente favellò sul proposito, raccomandandogli la sua cara patria, la quale sperava risorgere a nuova vita, mercè quel potente alito rigeneratore con cui Garibaldi disse: l’Italia sia, e l’Italia fu. E infine, prendendo la mano che il Dittatore gli porgeva, riprese:

«Stringo quella destra che fiaccò l’orgoglio dell’Austria, spietata nemica d’Italia, che ha umiliato e vinto il potere dispotico dei Borboni, e che, spero, imporrà fine alla tirannide clericale, allorché si risolverà di deporre la temporale potestà, per addirsi davvero alla pratica dei fraterni; e santi precetti dell’Evangelo, ed alla sublime apostolica missione che ai suoi sacerdoti affidava il Cristo, divino e primo Redentore dei popoli.»

Garibaldi, lieto oltremodo di un tal fatto, promise alla Commissione beneventana che si sarebbe tosto provveduto alla costituzione della nuova provincia e alla nomina del governadore, e, con decreto del 25 ottobre 1860, dichiarò Benevento capoluogo di provincia di prima classe, e anzi, trasmodando nel suo zelo pel nostro bene, prescrisse, che fossero restituiti a Benevento i confini dell’antico ducato, ignorandone probabilmente la estensione. E certamente, per riuscire prontamente nel fine che ci eravamo proposto, contribuì efficacemente il partito di azione con la rivolta promossa in tempo tanto opportuno in Benevento, e però non gli si potrebbe giammai con giustizia negare un tanto merito.

Indi non essendosi potuto ottenere dal cardinale Carafa[1] l’adesione al nuovo governo, il prete Pantaleo, cappellano di Garibaldi, lo menò seco, prima in Napoli, e poi a Civitavecchia, insieme al suo segretario Feuli, che fu nominato varii anni dopo arcivescovo di Manfredonia, e non an-

  1. Il card. Domenico Carafa della Spina dei duchi di Traetto, nato in Napoli 12 luglio nel 1844, fu creato arcivescovo di Benevento, e da Gregorio XVI cardinale dal titolo di S. Maria degli Angeli alle Terme. Egli restaurò il Duomo e il Seminario, e celebrò un sinodo diocesano nell’anno 1855, che fu pubblicato per le stampe.