Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/302

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Pontelandolfo pose le mani addosso a un tal Libero D’Occhio, corriere secreto del de Marco, e ne ordinò la fucilazione. Indi i suoi seguaci si fornirono d’armi, munizioni, vesti e denari, chiedendone ai possidenti dei dintorni.

Nel giorno 11 giunsero da Campobasso a Pontelandolfo 40 uomini del 36° di linea con un tenente nominato Bracci e 4 carabinieri. Uno di quei soldati fu tosto ucciso dai popolani a legnate, di che gli altri atterriti, avendo ricevuto delle munizioni dal Vice Sindaco, si chiusero nella torre baronale.posta in alto, donde poteano far difesa, senonchè essendosi dato l’assalto alla rocca, il tenente, vedendola malamente munita, tenne assai più sicuro di uscirne per combattere all’aperto. I soldati, investiti dal popolo, piegano verso S. Lupo, ma trovano chiusa la via dai napoletani sbandati, con a capo un certo Angelo Pica. Messi così tra due fuochi, fecero testa per qualche tempo ai rivoltosi. Prima cadde morto uno di essi, per un sasso vibratogli da una donna sulla fronte, poi altri cinque vennero uccisi con colpi di moschetto, e gli altri, divampando d’ira, trucidarono lo stesso tenente che li avea cavati dalla torre, e poi divennero agevole preda dei reazionarii, che li condussero a Casalduni, meno un sergente che rimase celato dentro una fratta. La plebe fanatica gridava morte agli scomunicati, e il Pica, dopo un breve e segreto colloquio con il Sindaco di Casalduni sig. Luigi Ursini, avvedendosi che la terra di Casalduni era disadatta alla difesa, volgeva verso Pontelandolfo. La plebe finì a colpi di mazze quei prodi e infelici soldati; ma il sergente, nascosto tra le fratte, fu scoperto dai contadini di Ponte, e menato sull’imbrunire a Pontelandolfo, ove fece sacramento di non più combattere contro Francesco, e in tal modo ebbe salva la vita, benchè poi non tenesse il giuramento. Indi le bande radunate in Pontelandolfo sospettando del Pica lo deposero, e, dopo aver garrito un pezzo, si azzuffarono per la scelta di un altro capo, finchè convennero di affidare il comando a Cosimo Giordano, ma i più si ritrassero scontenti sul Matese.

Sull’alba del giorno 14 pervenne a Pontelandolfo il co-