Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/311

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locchè suole essere d’incitamento ai cittadini più degli altri comuni a recarsi con frequenta in Benevento, per assistere di persona alle contestazioni giudiziarie, riguardanti i loro affari di maggior rilievo, e avviva il commercio locale, mediante i tanti testimoni che da tutte le parti della provincia convengono nel capoluogo pei dibattimenti penali. E solo siamo privi di una Camera di Commercio indipendente, di un Istituto tecnico, di una scuola di arti e mestieri, e della tanto ambita e più volte promessa linea ferroviaria lungo la Valle Caudina. Laonde in un avvenire non remoto, conseguendo — come non appare difficile — tali vantaggi, la città di Benevento potrebbe attingere in pochi lustri quel grado di prosperità a cui la chiamano i tempi nuovi che le furono preparati dalla Provvidenza, e addivenire una delle più ricche e popolose città del mezzodì d’Italia.

E come nei secoli precedenti, così anche in questo, che ora volge al suo fine, Benevento non mancò d’uomini insigni, e volendo tacermi dei viventi, sento che mi corre in certa guisa l’obbligo di chiudere queste memorie storiche con un cenno sui mio concittadino ed amico Federico Torre; il cui nome può bene aggiungersi a quello dei più celebrali beneventani, che in altri tempi illustrarono la patria con le loro opere.

Federico Torre nacque in Benevento nell’anno 1815 e fece i suoi primi studii nel seminario arcivescovile di questa città, ove diede sin dalla più tenera età a divedere non comune ingegno e amore grandissimo allo studio. Toccata poi la giovinezza si recò a compiere i suoi studi nell’Università di Roma, ove, conseguita la laurea nella matematica, si addisse alla professione d’ingegnere, senza punto rimettere del suo amore alle lettere, e ne fan prova molti articoli di letteratura da lui scritti in quel tempo su diversi lodati periodici della penisola, e varii opuscoli dati in luce in diversi tempi, tra i quali primeggia quello su la vita e le opere del Perticari.

Quando poi il pontefice Pio IX, meno infesto dei suoi predecessori alla libertà civile dei popoli, non fu restio a