Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/119

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80 Dell'Historie de' Galli Senoni.

primo ad esser'abbattuto, come ch'egli fosse più d'ogni altra piazza commodo à gli acquisti della vasta pianura del Pò, che oggi Lombardia s'appella; situato essendo nelle sue prime frontiere, della quale, si come aspiravano, s'insignorirono in breve: Onde al pari delle Città fabricate in questa Regione da loro, ne tennero conto, ampliandola di strutture magnifiche, e di edificij degni, come i sopracitati Autori lasciarono scritto. Vissero i Riminesi sotto la potenza Toscana giocondi molto, non ritrovandosi chi molestarli tentasse, ò chi dasse alle lor cose il guasto.

Nella cui felicità, sino all'Anno dell'edificatione di Roma 157. & inanti al parto della Vergine l'Anno 595. perseverarono. In questo tempo inondando da i Taurini Monti i Galli Celti, di cui fù Duce Belloveso di Ambigato nipote, co la virtù dell'armi, cacciarono à forza i Toscani (come dicemmo) da tutta l'accennata pianura; sì come già questi cacciarono gli Umbri; e di Rimino presero la Signoria, la quale (nella divisione, che si fece trà Galli, dell'acquistato paese) toccò à i Senoni: da cui non essendo la grandezza, & magnificenza di detta Città conosciuta, non fù ponto apprezzata: Onde benche ne i Borgi habitassero, quanto fra il recinto de' muri si conteneva, derelitto lasciarono; e conseguentemente il dishabitato; per lo corso d'Anni trecento, de gl'ingiurie del tempo fatto bersaglio, divenne horrido bosco. Debellati finalmente i Senoni da' Romani, dopò la successione del tempo accennato, questa ritornò all'essere di Città: peròche i Romani considerando bene, quanto una piazza forte in quel sito fosse di conseguenza, per à freno gli altri Galli tenere, che in quella vicinanza soggiornavano; tosto che ne divennero padroni, si diedero efficaci alla riedificazione di essa. E l'Anno di Roma 481. che fù inanti al parto della Vergine 282. si dedosse in Colonia, come racconta Livio nel quintodecimo Libro ab Urbe condita, insieme con Benevento ne i Sanniti, essendo in Roma Consoli con Appio Claudio Publio Sempronio, il quale assai gloriavasi, che al suo tempo fosse questo à favore di Rimino succeduto, per l'affettione, che al medesimo portava: Onde nel suo Consolato, fece à quello infiniti bonificamenti; specialmente rialzando le sue mura, che per la trascuragine de' Senoni stavano giacenti; come un superbissimo Anfiteatro, che già da' Toscani eretto, con le mura stato era della medema sciagura partecipe; di cui gli vestigij, che fin'al presente, in un'angolo della Città, alle rive del fiume Ausa si scorgono, sono di questa verità mallevadori, Capo di questa Colonia fù (come leggesi dentro un marmo, che in Rimino si conserva) Lucio Aspanio, il quale tiensi che fosse Cittadino Romano, di somma prudenza: essendo che un dì tal sorte ricercasse impresa si egregia. Però che il mantener questa piazza ben fortificata à divotion de' Romani, era l'assicuramento di Roma. Quindi Annibale Cartaginese, venuto essendo in

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