Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/131

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92 Dell'Historie de' Galli Senoni.

di Federico Terzo Imperatore, un sontuoso Palagio edificato, quello col Monte volle che Imperial si nomasse. Diece Anni dopò, che de’ Romani famosi nobil Colonia divenne, fù pur (al riferir di Livio) da Q. Fabio, & da Aulo Posthumio Censori pomposamente ornata, & arricchita di fabriche; specialmente d’un Tempio superbo, in capo al Foro, à Giove Massimo consacrato, sopra le cui rovine hoggi stà il celebre Tempio del Patriarca Domenico Santo, con parte di quel Monastero fondato. L’Anno di Roma 701. passato havendo Cesare il Rubicone, & occupato Rimino, prese anche Pesaro con Fano, ed’Ancona (secondo che egli medesimo ne’ gli suoi Commentarij attesta) e M. Tullio nelle Famigliari lettere al suo Tirone, aggiunge, che à P. Vatinio suo confidente il dasse in custodia; e per quei Cittadini affettionarsi, honorò questa Città, col titolo di Colonia Giulia felice, come in un marmo lessi, che hoggi ne i portici del Palazzo conservasi di quel Publico, di cui vien l’inscrittione da Salvadore, nelle sue Notitie Historiche dichiarata. L’ultima volta ch’ella di Colonia godè gli honori, successe (al ragionar di Plutarco nella Vita di Marco Antonio) dopò il caso di Cesare, dal quale anche si hà, che avanti la guerra navale di Attio, dove fù il sudetto Marc’Antonio sconfitto, ivi un terremoto si spaventoso venisse, che dalla terra tutto ingoiato restasse, additando per questo prodigio i Dei, del sudetto Marc’Antonio, & di Cleopatra la total rovina. Ben che Plutarco in questo sia singolare, non perciò consento, ch’egli del tutto sia stato mendace: perche il Cielo, come à questa Città favorevole, altre volte hà presagito in essa gl’infausti eventi della Romana Repubblica; specialmente al tempo di Gneo Cornelio, & di P. Licinio Consoli, poco avanti, che delle discordie civili uscissero i preludi, à riferire di Giulio Ossequente, de prodig cap 461. perche non solo della medesima ruinarono dalla parte superiore i muri, mà nella meza notte à gli suoi habitatori, un nuovo Sole, non meno splendente, che l’ordinario, comparve: Onde, se qualche edificio di quella, stato non fosse dal terreno assorto, Plutarco Scrittore veridico, non l’haverebbe per celeste prodigio, pubblicato. Estinto Marc’Antonio Signore di Pesaro, questo passò all’obedienza di Ottaviano Augusto, dalla cui benignità, favori eccessivi ricevettero i Cittadini, come le penne attestano di Pomponio Mela, e di Marco Vitruvio, che di quel glorioso Imperatore osservarono i fatti. Anzi le rovine di mille superbissimi edificij l’insegnano, ritrovandosi sotto à questo terreno statue di bronzo, e di pario marmo, che Dei, ed huomini famosi rappresentano; parimente Archi, Colonne, co i piedistalli, capitelli, ed Architravi, con magistero sommo, al modo Ionico, Corinto, Dorico, e Tosco lavorati: Acquedutti d’incredibile spesa, come infiniti fragmenti d’Altari, d’Idoli, e di pretiosi vasi, che di gran Tempij additano esere stati in uso; & altre somi