Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/152

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Libro Secondo. 113

barche, come parimente con buona somma di denari gl’haveva condotti. E nelle Terre della Diocese, per l’istesso effetto, s’aggiustò con i popoli, che non comprassero le pescaggioni da altri. Dall’essempio di questi, altri molti vennero con le famiglie loro ad habitarvi; in particolar i Mercanti, i quali per la commodità del Porto, in lidi varij di quel Mare negotiando, arricchirono la Città di merci, come di pecunia i popoli vicini, quella trasmutando in formento, che del continuo à luoghi penuriosi trasportavano. Et perchè da’ ladroni, per le sue ricchezze, Sinigaglia insidiata veniva; il Comune, con l’aiuto del Vescovo, si risolse di cingerla di muraglie. Oltre modo piacendo questa magnanima risolutione al Cardinal Egidio Carilla, d’Innocenzo Sesto Legato, molto la generosità di questi Cittadini estolse: Indi per rendere la Città, non solo dalle incursioni de i ladroni terrestri libera; mà parimente dalla voracità de i Corsari maritimi sicura, edificovvi l’Anno 1357 un forte Rocca sopra il Misa fiume, la quale fronteggia il Mare con la bocca del Porto; & per honorarla poscia insieme nel Cattalogo, trà le picciole Città della Marca. Per la poca diligenza, che usarono i Ministri della Santa Sede sopra gli Stati, che ella possedeva in Italia, risedendo i Sommi Pontefici in Avignone, fù questa Città da’ Malatesti occupata, e longamente goduta. Quindi Sigismondo, per le ragioni, che sopra di lei, co’l longo possesso acquistato s’haveva, stimandola sua, molti bonificamenti vi fece; e l’Anno 1448. la ridusse in Fortezza, e per dieci Anni continui, à custodia un grosso presidio di Soldatesca vi tenne, e trovandosi alla sua difesa un’Essercito numeroso da Federico Feltrio Generale della Chiesa assediato fù per ordine di Pio Secondo Pontefice; & avvenendosi non poter lungamente resistere al valore di questo, di notte occultamente (la Cittade in mano à gl’inimici lasciando) si pose con tutto l’Essercito verso il fiume Cesano in fuga: ove giunto, dalle schiere Pontificie fù rotto. Alzò di questa vittoria in Sinigaglia i trofei l’invitto Federico, e quella ben munita, l’Anno 1458. alla Santa Sede restituilla, sotto la cui obedienza stette sino all’Anno 1474. nel qual tempo da Sisto Quarto à Giovanni della Rovere suo nipote fù data, insieme con la Terra di Mondavio, e suo Vicariato, dove stan poste molte grosse, e nobili castella (come dicemmo.) Gran fortuna fù di Sinigaglia essere in mano venuta di questo magnanimo Prencipe; stando che non solo ristorolla ne i cadenti luoghi, mà fondovvi molti sontuosi edificij; principalmente una fortissima Rocca, la quale rendendosi meravigliosa à i professori dell’arte, non viene punto inferiore à quella, che da Costanzo Sforza fù fondata in Pesaro, stimata. Piacque oltre

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