Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/196

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Libro Secondo. 157

Geometrici passi, le mura, che circondavanla di tre miglia ordinarij occupavan lo spatio, chʼè tutto quel vago, & ameno sito, che da i Miralbellesi Colli, a i Castillionei dilatasi, frà cui altero, e grave il Cesano scorrendo, in due parti giuste la Città divideva. Sopra del quale in più luoghi glʼinarcati ponti congiungevanla, come più à basso nel parlar deʼ fondamenti loro, dirassi. Testimoniano le reliquie più notabili di Suasa, che nel descritto spatio, fino à questo giorno ritrovansi, la grandezza, e nobiltà di lei, principalmente una Torre di struttura mirabile, atta per generosamente resistere ad ogni hostile assalto. Et essendo le sue mura di cotti mattoni, e di misture tenacissime fabricate, mostra non solo dʼhaver il tempo vinto per tanti secoli: mà come al presente fosse da i fondamenti eretta intiera, solida, e forte, più che mai si dimostra. Et essendo quasi affatto lʼalta sua cima circondata di merli, che molto in fuori sʼavanzano, con li suoi corridori, piombatori, e parapetti, alla sua vista invita i primi professori dellʼarte, à fine che, da quella Idea instrutti, ammirino della fortificatione antica i non profanati principij. Questa edificata in capo del Colle, vago Miralbellese, inverso à Borca, fà di se, non solo àʼ luoghi vicini dilettevole mostra: mà etiandio al mare, sino à gli scogli Illirici, mentre lʼaria è serena, dimostrasi, additando àʼ naviganti le sirti non solo, mà i lidi ancora, & le mobili onde, che premono. Et se bene questa superba mole hà in ogni tempo schednito il tempo, non restò però del tutto illesa dallʼingiurie, che con gli Arieti bellici, e col fuoco per atterrarla, fecele Alarico; si che rimase dal mezo in sù alquanto risentita: mà ristorata con isquisita diligenza dal generoso Campione Hippolito della Rovere, lʼAnno 1596. niun segno dʼoffesa, (come si è detto) dimostra. Di sotto alla Torre, intorno à quattrocento cubiti, alle radici del medesimo Colle, dalla parte di Ostro, sorge un limpidissimo fonte dʼacqua fresca, e salubre, à cui vicino, Pier Maria Conte di Montevecchio, chiarissimo di meriti, & di sangue, lʼAnno 1593. fondando un Palazzo di quella magnificenza, che al presente si vede, scoperse due grandʼacquedotti di piombo, e di sottilissime pietre, per cui lʼacque del vicino Fonte, verso dove più habitata, per congiettura stimasi fosse la Cittade, scorrevano. E nel movere il terreno per cavare da gli acquedotti il piombo, trovò dodeci belle pietre uguali, di quadrangolare figura, lunghe intorno à due piedi, parimente larghe, e grosse in proportione, le quali scorgendosi ordinate, in guisa di Croce, additavano, che non à caso, mà per qualche particolar disegno di profana Religione, ivi da gli Antichi fossero state poste; E tanto più, questo si crede, poiche alle medesime servivan per base dodeci altre Tavole di bistetragona figura, un piede, e mezzo lunghe, di fino marmo, nellʼistessa guisa composte, le quali essendo nella grandezza uguali, &

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