Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/50

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Libro Primo. 11

Mondo; imperòche secondo scrisse l'allegato già Tolomeo, anzi secondo chi si vede nell'apparenza del Cielo, trovasi all'elevatione situata dell'Artico Polo, intorno à gradi quarantatre, e mezo, il cui zenit è posto nelle sfere Celesti, quasi ad eguale distanza dal Polo sudetto, e dalla linea Equinottiale, nel Paralello terzodecimo del quinto Clima, il qual poco men, che in due parti eguali divide la temperata Zona, che trà il circolo di Borea, e il Tropico di Granchio da' Geografi si descrisse
Parimente ancora la medesima, gode tutti quei favori, che gl'influssi dolci di quel benigno Cielo, à tutte l'altre Regioni, sotto l'istesso Clima comparte: come sono in particolare la Macedonia, & il gran Bisantio, i lidi fecondissimi del Mar maggiore, e dell'Hircano, che all'Ostro, & all'Oriente stan dirimperro, il famoso Regno de Batriani, la Saca trà l'Imao, e la Scithia fuori, della ricchissima China il centro, & il Cataijo, che è la maggior Città del Mondo. Et più verso l'Occaso, l'antichissima Liguria, i Massigliensi, con Avenio della Narbona, che de' Sommi Pontefici un tempo garreggiando con Roma, fù la Santa Sede, e nella sua vicinanza la nobilissima Tolosa, oltre i Pirinei la Navarra, l'Asturia, e la Galitia. Poscia nell'altro Emisfero la più nobil parte della Virginia, ove à punto quel terreno, da questo medesimo Cielo fecondato, à consolatione d'avari produce l'oro; e più innanzi la vasta Provincia di Ponteach, ed altri più ricchi, e famosi Regni. Il più gran giorno dell'anno, che in questa Regione risplende, dal nascere al tramontar del Sole, osservasi non durare più di diecisette minuti, sopra quindici hore; & il minore sopra otto quarantatrè. Quivi gli habitanti si godono l'aria temperatissima, in tutto alla benignità del Cielo confacevole; non essendo impedito da' paludi, ò da' putrefatti stagni, che sogliono d'animali velenosi esser il nido; nè meno essendo alterato da' venti pestilentiali del mezo giorno, facendo à tutta la medesima Regione da quella banda sicuro, e fermo riparo le schiere ben'ordinate de gli alti Apennini; e se bene à' venti Boreali stà per alquanto esposta, non ricevesi però da quelli nocumento notabile, moderando essi nell'onde salse dell'Adriatico l'estremo rigore del freddo, che da i Monti Alemani, Illirici, e Liburnici procede; per lo che più tosto salutiferi, che nocivi à gli stessi habitatori si rendono, come l'esperienza pienamente insegna: anzi per lo continuo soffiar de' venti Orientali, à cui tutto questo Paese esposto giace, non vi si sente mai caldo eccessivo, ne freddo soverchio; siche fatto emulo de i campi Lucani si gode non men che Pesto, Primavera eterna. Quindi nasce, che ne i luoghi aprici di esso, salvansi l'Inverno i Naranci, e i Cedri, con altre piante più nemiche al gelo. Mà perche qui non è il luogo, dove trattar si deve della felicità di questa Contrada, facendo à questo il fine, ad altri Discorsi impiegheremo la penna.

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