Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/144

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124 illustri italiani

Questo avvicinare le varie filosofie teneva all’indole conciliatrice di Roma: nè scuola filosofica propria vi si costituì, solo studiandola come necessaria coltura, e come opportuna a formar l’oratore, a dare fermezza e consolazione nelle calamità. Pertanto prediligevasi la scuola stoica, che ispirava l’orgoglio della personalità e lo stretto obbligo di adempiere il dovere, checchè ne costasse. Quantunque da Silla fossero portate a Roma, le opere di Aristotele rimasero chiuse nella biblioteca di lui, finchè Tirannione grammatico non vi diede pubblicità; corrette poi e supplite da Andronico di Rodi contemporaneo li Cicerone, se ne fece qualche copia: ma anche persone erudite ignoravano quel filosofo1. Le dottrine epicuree furono presentate in teoria dal poeta Lucrezio2, in pratica da molti anche illustri, che contro i mali politici preparavansi uno schermo col negare ogni altra esistenza di là dalla terrena, e in questa evitare al possibile i dispiaceri colla moderazione.

Ma i Romani, grandi in ogni loro opera, doveano portare agli estremi anche l’epicureismo, e la loro corruzione divenire immensa come il loro imperio. Cicerone ci offrirebbe molti tratti a dipingere la corruttela romana; ed egli medesimo, uomo austero e magistrato, ci racconta leggermente una sua serata di stravizzo in casa di cortigiane; nè fu lodevole la condotta sua verso la moglie e la figliuola. Ma tipo dell’elegante epicureismo è Orazio, quel poeta che tutti prediligono perchè più di tutti sa unire pensieri, sentimenti, immagini; perchè, componendo per l’immortalità ma all’occasione di avvenimenti giornalieri, parla sempre di sè e de’ suoi, talchè c’introduce appieno nella vita di que’ famosi antichi. Ora in Orazio, più che in Ovidio stesso, può ravvisarsi a qual fondo giungesse la depravazione. Ma non era effetto di dottrine, chè in filosofia i Romani non ispiegarono alcun sistema nuovo: e i filosofi loro non furono conservati che come opere letterarie; e servirono solo a trasmettere le opinioni dei loro maestri; e nessuno vi recò nè gran dot-

  1. Cicerone, Topica Quœst, I.
  2. Gli odierni eterogenisti vedano come Lucrezio professasse la loro dottrina:

                        «Ex insensibilibus tamen omnia confiteare
                        Principiis constare....
                        Ex insensibilibus, quod dico, ammalia gigni
                        Quippe videro licet vivos existere vermes
                        Stercore de tetro».