Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/192

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
172 illustri italiani

Genova, e forse si esibì a questa, a Venezia, all’Inghilterra, recando attorno la febbre d’un gran pensiero, cui non trovava modo di ridurre ad effetto. E gli anni passavano, logoravasi il suo vigore, e nulla l’avvicinava all’adempimento delle sue speranze. Lo spirito d’associazione avrebbe potuto risparmiare a Colombo l’umiliazione de’ regj rifiuti; come ai dì nostri, ricusando il Governo inglese conceder navi al capitano Ross che aveva demeritato la confidenza nel suo primo viaggio, egli ne ottenne per soscrizioni, e potè sciogliere uno de’ più dibattuti problemi geografici, il passaggio polare al nord-ovest. Ma allora non era possibile effettuare una vasta impresa senza aver ricorso ai re, che oggi basta non la attraversino.

Tornò dunque Colombo in Ispagna (1485) a piedi col figlio Diego, e al convento di Santa Maria della Rabida, mezza lega presso il piccolo porto di Palos nell’Andalusia, chiese un tozzo di pane e un bever d’acqua. Il guardiano l’invitò a riposare, ed il priore Giovanni Perez de la Marchena, tocco dall’aria dignitosa, che contrastava col vestire dimesso dello sconosciuto, entrò in discorso con lui.

Quel frate era versato nella cosmografia di papa Pio, aveva acquistato le prime edizioni di Tolomeo e Strabone, che la stampa cominciava a diffondere pel mondo; e la vicinanza del porto di Palos, nominato in quel tempo per intrepidi marinaj, aveagli ispirato gusto per la navigazione. Colombo ricambiò quelle oneste accoglienze narrandogli le sue avventure.

— Giovanissimo ancora (egli favellò), io lasciai l’Università di Pavia, ove una secreta ispirazione della Provvidenza mi guidò verso lo studio della geografia, dell’astrologia e della nautica. Rapidi progressi avevo fatto nell’aritmetica, nella geometria, nella scrittura e nel disegno, e di quattordici anni servii come mozzo sopra un vascello genovese che incrociava nell’Adriatico. Compivo i ventisei, quando m’accadde d’essere spedito a Tunisi dal re Renato di Provenza per cogliere prigioniera la galera Ferdinandina. Giunto all’isola San Pietro in Sardegna, seppi che colla galera navigavano due vascelli ed una caracca; la qual cosa mise talmente sossopra i miei uomini, che pretendevano non dar più un colpo innanzi, ma tornar a Marsiglia a cercare un altro vascello e maggiori truppe. Non avendo io altro mezzo a frenarli, finsi arrendermi alla voglia loro, voltai la rosa della bussola, e feci forza di vele. Era la sera; all’alba seguente