Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/36

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16 illustri italiani

piuta ch’esso abbia del vero e del bello; il centro della manifestazione dell’umana natura intellettuale e morale.

Or questo non vi pare il medesimo concetto della Divina Commedia? Al modo che tutte l’arti si congiungevano nel duomo, prima che il separarsi raffinasse le singole a scapito dell’universale espressione, così Dante nell’idea divina concentrò tutto lo scibile, ripigliando l’epopea vera, che comprendesse i lampi della fantasia come le speculazioni del raziocinio; toccasse all’origine e alla fine del mondo; descrivesse terra e cielo, uomo e Dio, angelo e demonio, il dogma e la leggenda, il contingente e l’eterno, l’amore e la vendetta, la politica e la teologia, l’immenso, l’eterno, l’infinito, colle cognizioni tutte dell’intelligenza e del popolo. Da poeta riformatore toccò tutte le quistioni sociali e morali de’ suoi giorni, e ne diede l’esposizione conforme alla scienza e alla coscienza del suo tempo. Ivi si sente quella suprema potenza dell’arte, che deriva dalle misteriose sue connessioni con quell’infinito che l’anima umana contiene. Il poeta che non si spinga in tali abissi non raggiunge che effetti volgari, non può svegliare nessun di que’ suoni che echeggiano negli spazj immensi, e pei quali diviene creatore mediante le visioni interne che suscita, più che non per quelle che esprime; misurate queste, incommensurabili quelle, e perciò poetiche; e affini alla natura dell’uomo, che, traverso alle passaggiere realità, si muove perpetuamente verso ciò che nè da tempo nè da spazio è circoscritto, verso l’Ente supremo che «tutto muove e per l’universo penetra e risplende» . Il bisogno di conoscer sempre più e sempre più amare, sempre più potere e fare, è l’essenza degli spiriti eletti, condannati a lavoro incessante, a sprezzar ostacoli, fatiche, patimenti per raggiungere il supremo vero, amare il supremo bello, operar il supremo bene. Perciò Dante «sovra gli altri com’aquila vola».


VII.


Il Boccaccio, di poco a lui posteriore, lasciò cadersi dalla penna che unico intento di Dante fosse il distribuir lodi o biasimo a coloro, di cui la politica e i costumi reputava onorevoli o vergognosi, utili o micidiali. Ridurre un sì vasto concetto alla misura d’un libello d’occasione non s’addice che a menti volgari, solite a veder soltanto allusioni e attualità, perchè in fatto stanno racchiuse in quella va-