Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/400

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378 illustri italiani

suprema di piacere sono i donativi, nè abbisogna d’altr’arte chi può donare1.

Alle donne medesime insegna a impaniare amanti: le vesti adatte ai tempi e ai luoghi; il confine del riso; mostrarsi serene sempre, lasciando via gli alterchi, roba da mogli2; sappiano smungere a maggior profitto l’amante, chiedendogli doni se ricco, raccomandandogli clienti se magistrato, affidandogli cause se giurisperito, accontentandosi di versi se poeta. Mentre però uccellavano a regali, spesso elle vedevansi spogliate; e il precettore d’amabil rito le ammonisce a non lasciarsi illudere dalla ben pettinata chioma, dalla toga sopraffina, dai molti anelli; perchè sovente colui ch’è più ornato è rapace, e vagheggia le vesti e le gemme3; onde più d’una s’ode sovente gridare al ladro.

Strani amori! strani precetti! strane cautele! Eppure forse solo Ovidio tra que’ poeti, ripetiamo, ebbe moglie, e l’amò, o almeno la rimpianse affettuosamente dall’esiglio, ove per altro essa non l’accompagnò. Properzio lascerebbesi decollare, piuttosto che obbedire alla legge Papia Poppea contro i celibi4. Orazio stesso, di affinatissimo gusto, di sagacia discretissima, e legato col fiore de’ cittadini, e che pure si deturpa di plateali sconcezze, meglio palesa la corruttela che dovea venire dalla pratica colle cortigiane, dai bagni promiscui, dai trini letti delle mense; sicchè indarno la legge e la costumanza circondavano di tanti riguardi le matrone, riverite e lasciate in abbandono. Che più? Virgilio, soprannomato il Casto, porta il suo tributo all’immoralità, proclamando beato chi pone sotto ai

  1.                Non ego divitibus venio præceptor amoris;
                        Nil opus est illi qui dabit, arte mea.

  2.                Lis decet uxores; dos est uxoria lites.

  3.                Sunt qui mendaci specie grassentur amoris,
                        Perque aditus tales lucra pudenda petant.
                   Nec coma vos fallat, liquido nitidissima nardo,
                        Nec brevis in rugas cingula pressa suas;
                   Nec toga decipiat filo tenuissima, nec si
                        Annulus in digitis alter et alter erit.
                   Forsitan ex horum numero cultissimus ille,
                        Fur sit, et uritur vestis amore tuæ.

    Marziale ha più d’un epigramma contro i parassiti che a tavola rubavano il tovagliuolo del vicino: «Attulerat mappam nemo, dum furta timentur».

  4.                Nam citius paterer caput hoc discedere collo.