Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/626

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602 illustri italiani

d’Acheronte, fa raccontare molti abusi, l’opposizione fra la dottrina cristiana e la pratica, e passando a scrutinio un teologo, un frate, un vescovo, una donna e così via, mostra il peggiorarsi della razza umana. Al gusto odierno dee sapere di strano l’udire Caronte e Mercurio discutere del vangelo: ma le sono licenze comuni ai dialoghi di morti.

Il tono di questi dialoghi e le accuse prodigate ai pontefici e alla Chiesa indignarono molti, e il mantovano Baldassar Castiglione, famoso autore del Cortigiano, che nel 1524 stava nunzio del papa in Ispagna, e che morì a Toledo il 1529, si credette in dovere di denunziare severamente il Valdes al papa e all’imperatore. Lagnossene il Valdes, quasi fosse venuto meno alla cortesia mostratagli, e avesse condannato il libro senza conoscerlo. Il Castiglione gli rispondeva una lunga lettera, professando d’avere denunziato quel libro con piena conoscenza, e perchè vi colse un mar di errori e di calunnie contro le cerimonie, le reliquie, la religione stessa. E qui ragionando punto per punto, non gli perdona alcun errore, e conchiude: — Ah impudente! ah sacrilego! ah furia infernale!... E non temete che Dio mandi il fuoco dal cielo che v’arda?» e ritorcendo l’argomentazione in invettiva, gli preconizza un san-benito.

Non erano materie dove si facesse a credenza; onde il Valdes stimò prudente abbandonare la Spagna, ricoverandosi a Napoli, ove i privilegi nazionali teneano in freno il Sant’Uffizio. Quivi arrivò sette anni dopo che la Vittoria era vedova, e vi fu carezzato; preso segretario dal vicerè Toledo, scrisse varie opere e introdusse i libri di Lutero, di Bucer, degli Anabatisti che avea conosciuti in Germania, e fece proseliti. Pubblicò un commento delle Epistole di San Paolo (Venezia, 1556) e riflessioni sopra San Matteo e sopra alcuni Salmi, ma l’opera sua capitale sono Le cento e dieci divine considerazioni, nelle quali si ragiona delle cose più utili, più necessarie e più perfette della cristiana perfezione.

In queste e nel libretto che allora cominciò a correre sul Benefizio della morte dì Cristo, il quisito capitale era se la giustificazione si operasse per atti nostri o soltanto pei meriti del Redentore. In ciò non andavano ben d’accordo neppure i Cattolici, atteso che gran parte della disputa consisteva in parole, e, come dice Bossuet, vi aveva una mala intelligenza, anzichè difficoltà.... Chi di noi (soggiunge) non ha sempre creduto e insegnato che Gesù Cristo soddis-