Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/646

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622 illustri italiani


Ne’ suoi versi, per una mescolanza troppo consueta a’ nostri, ve n’ha molti d’amore: un amore alla petrarchesca, nel quale, vagheggiando

    Avrei caro intendere particolarmente che morte ha fatta; e se è morto confesso e comunicato con tutte le cose ordinate dalla Chiesa: perchè, quando l’abbia avute e che io il sappi, n’avrò manco passione».
    Che cosa gli fosse risposto appare da questa sua replica: — Mi scrivi che, sebbene (non ha avuto tutte le cose ordinate dalla Chiesa, pure ha avuto buona contrizione: e questa per la salute sua basta, se così è».
    Vedasi come lo staccare una frase ne sovverta il senso. Giorgio Vasari, suo veneratore e che non facea legendarj, racconta che con esso girava di chiesa in chiesa per guadagnare il giubileo, pur tenendo ragionamenti dell’arte. E gli disse una volta: — Se queste fatiche che io duro non mi giovano all’anima, io perdo ’1 tempo e l’opera». E altrove: — Non nasceva pensiero in lui che non vi fosse scolpita la morte.... per il che si vedeva che andava ritirando verso Dio.... Volentieri in questa sua vecchiezza si adoperava alle cose sacre, che tornassino in onore di Dio.... Sovveniva molti poveri, e maritava secretamente buon numero di fanciulle».
    Malatosi suo fratello, scrive al padre: — Non vi date passione, perchè Dio non ci ha creati per abbandonarci». E quando stava per gittare in Bologna la statua di Giulio II, — Pregate Dio che io abbia onore qua, e che io contenti il papa; e ancora pregate Dio per lui». E riuscitovi: — Io stimo le orazioni di qualche persona m’abbiano ajutato, e tenuto sano, perchè era contro l’opinione di tutta Bologna che io la conducessi mai».
    Ben è vero che, irato ai tempi e a Giulio II, uscì talvolta in rabbuffi, fieri come ogni opera sua, e cantò:

                   Qua si fa elmi di calici e spade
                        E ’l sangue d’ Cristo si vende a giumelle,
                        E croce e spine son lance e rotelle
                        E pur a Cristo pazienza cade.
                   Ma non arrivi più ’n qaeste contrade
                        Chè n’andria ’l sangue suo fin alle stelle,
                        Poscia ch’a Roma gli vendon la pelle
                        Ed ecci d’ogni ben chiuse le strade.

    Ma la sua fede non venne mai meno, anzi considerava beata la gente rustica, che onora e ama e teme e prega Dio pel meglio de’ suoi lavori, de’ suoi armenti, de’ suoi campi; e non agitata dal dubbio, dal forse, dal come, dal tristo perchè, adora e prega con fede semplice.

                        Onora e ama e teme e prega Dio
                        Pel pascol, per l’armento e pel lavoro,
                        Con fede, con ispeme e con desio
                        Per la gravida vacca e pel bel toro.
                        E ’l dubio, e ’l forse, e ’l come e ’l perchè rio
                        Noi può ma’ far, chè non istà fra loro
                        Se con semplice fede adora e prega
                         Iddio e ’l Ciel, l’un lega e l’altro piega.