Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/650

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626 illustri italiani

udito dire che d’altro non si doleva, se non che, quando l’andò a vedere nei passar di questa vita, non così le baciò la fronte, la faccia, come baciò la mano». Poesia del dolore! E al suo Pier Francesco egli scriveva: — Morte mi tolse un grande amico, un amico che m’aveva voluto un grandissimo bene come io a lui», e ne cantò a lungo, e diceva:

                    Il mio rifugio e ’l mio ultimo scampo
                    Qual più sicuro, e che non sia men forte
                    Che ’l pianger e ’l pregar?

Baldanzoso com’era e smaniato del nuovo, repente sentivasi talvolta preso da scoraggiamento, e non leggeva più che la Bibbia e Dante1, non tratteggiava che soggetti sacri, e rifuggiva sotto l’ale della misericordia eterna:

                    Nè pinger nè scolpir fia più che queti
                    L’anima, vôlta a quell’amor divino
                    Ch’aperse a prender noi in croce le braccia.

Così il Dante del suo secolo ebbe la sua Beatrice.




  1. Il Condivi dice che Michelangelo aveva a mente tutta la Divina Commedia. Sappiamo che ne possedeva un testo col commento del Landino, e l’avea coperto ne’ margini di postille e schizzi. Peccato che siasi smarrito!