Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/125

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vincenzo monti 115

didi improperj o lodi smaccate distribuendo all’assenso o all’avversione, nell’urto incessante di animosità affatto personali, e coll’ira di chi sente d’aver torto, senz’ombra di quella critica iniziatrice, che, ispirandosi al sentimento e alla verità, le teoriche del gusto traduce in consigli di dignità e coraggio.

XI.

V’è altezze a cui si arriva a forza di cadute; e non è raro il trovar giornali, che, dimostrata ogni opera vostra essere uno sbaglio, conchiudono che siete un gran poeta, uno storico eminente, il primo pensatore. Cosi fra tanti attacchi il Monti era generalmente salutato principe de’ poeti viventi, e glielo attestavano gli omaggi degli uni, come l’accannimento degli altri.

Se non possiamo ingloriarlo come restaurator del gusto, giacche compariva dopo del Parini e dell’Invito a Lesbia, nè del culto di Dante, giacchè l’aveano preceduto il Varano, il Betti, il Gozzi, nelle composizioni sue, eccettuato forse solo il Bardo1, troviamo or-

    di quello, e massime l’affettazione di parole greche o latine o arcaiche e gli aggettivi laudatorj. Non la perdona al Monti, e pur confessando ch’è impareggiabile verseggiatore, dice della sua Iliade non esser italiana, ma un misto di ruggine greca, spesso latina, che unita all’italiano, forma un impasto che non è nè italiano, nè latino, nè greco». E cita il pelide, la priameja cittade, parlò queste parole. In generale disapprova lo stile colto, cioè affettato; la grammatica consistere nell’uso.
    Di fatto son troppi i suoi latinismi, massime nella Iliade ove troviamo il nitente peplo — i duri agresti — assueti a largo pasto — il barlume antelucano — cedi il piè dalla pugna — l’onda del mar devolve — la notturna escubia — un valoroso ti suspicar — avvolta nel fluente suo vel la dia lacena.
    L’Antipoligrafo era opera di Francesco Contarini veneziano, che nel 1818 stampò il Viaggio e maravigliose avventure d’un veneziano che esce la prima volta dalla laguna e si reca a Padova ed a Milano.

  1. E una stravaganza il supporre che nel 1808 esistesse ancora in Germania uno de’ Bardi che viveano al tempo di Tacito. Ha qualche bel passo come questo:

    Lassù dov’anco
    Il mesto arriva
    Gemer del verme che calcato spira,
    Del Nume al fianco
    Siede una diva
    Che chiusa in negro ammanto
    Scrive i delitti coronati, e all’ira
    Di Dio presenta delle genti il pianto.