Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/154

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144 illustri italiani


Le morti improvvise, la pellagra, le cause dell’asma; la natura de’ miasmi e de’ contagi; gli usi medici dell’elettricità, la malattia scrofolare; e la migliore organizzazione degli studj medico-chirurgici e delle scienze affini, gli porsero altri temi di concorso. Toccava ad un problema essenziale chiedendo quanta efficienza sociale abbiano i giuochi e gli spettacoli; come richiese e ottenne un manuale de’ diritti dell’uomo e del cittadino, a uso del popolo italiano.

Furono posti a concorso varj temi; far conoscere gli schisti bituminosi dell’alta Italia; una monografia delle arti esercitate in Italia, reputate insalubri, coi ripari igienici e il miglioramento delle abitazioni del popolo; — l’essenzialità del morbo migliare; — i metodi di vinificazione usitati e i miglioramenti possibili; — la storia delle malattie dei gelsi in Lombardia; — quale tra le varie forme di associazione di credito fondiario sarebbe più confacente alle presenti condizioni d’Italia per disgravare il debito ipotecario, promuovere i grandi miglioramenti agricoli, e sovvenir alla classe de’ semplici coloni; — studj e osservazioni di meteorologia in una data circoscrizione territoriale.

Alla pratica mirò fino in quistioni di carattere più scientifico, siccome l’adattare i principj della meccanica analitica del Lagrangia ai problemi meccanici e idraulici; e se le radici de’ vegetabili scelgano fra le sostanze le più confacenti al loro alimento.

Il che io esponendo in occasione appunto di distribuzione di premj nel 1858, volli attestare che “nella cara patria nostra non era abbassato il grado della cultura intellettuale; nè vi si smarrivano la potenza delle feconde sintesi, il sentimento delle proporzioni che rivela armonia nelle facoltà, la serena e concisa proprietà di esposizione, derivante la chiarezza e precisione d’idee; che non era cessata la perseveranza a raggiungere la verità, e il coraggio di proclamarla, malgrado la violenza de’ forti, le ingiurie de’ fiacchi, e la non curanza dei gaudenti”.

Quando nel 1847 rinverdirono le speranze italiche, e la società e la Chiesa ebbero uno stesso voto, applausero alla stessa persona, anche l’Istituto volle contribuire al rigeneramento della patria, e richiamandosi agli uffizj attribuitigli nella sua fondazione, fe un progetto di riforma degli studj, al quale i singoli membri apposero considerazioni e note, ciascuno secondo la propria specialità.

Le riforme si risolsero, come al solito, in rivoluzione, dopo la quale fu inflitto alla Lombardia il governo peggiore che si possa, il militare. Cessato questo, si era sperato, o temuto, che l’imperatore, venuto a Milano, riconciliasse gli animi cui restituire tutta quella parte d’autonomia che, compatibilmente colle esigenze politiche, potesse rispettare la dignità nazionale, e meglio provvedere all’interesse de’ singoli paesi, lasciandoli amministrare da chi vi ha e conoscenza e interesse. Parve simbolo di questo concetto la nomina d’un governatore generale nella persona dell’arciduca Massimiliano. Non è ancora scorso bastante tempo per vagliare dalla sistematica menzogna la verità; e troppo è insito nelle abitudini indigene il