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| 314 | illustri italiani |
sopra atti e documenti, e a non nominare Benedetto Giovio, il padre Tatti, il Campi ed altri storici municipali, restano insigni le fatiche dell’Ughelli, del Baronio e suoi continuatori, del Panvino, di Carlo Sigonio, conterraneo del nostro Muratori, il quale in bel latino compilò la Storia del regno italico, che abbraccia appunto il medioevo; di che è tanto lodato dal Muratori stesso, e dal Tiraboschi è chiamato «padre della scienza diplomatica» perchè indagò tutti gli archivj d’Italia e ne diede notizia. Allora poi viveano eruditissimi personaggi, il Magliabecchi, il Lami, il Salvini, il Bacchini, Apostolo Zeno, il Sassi, l’Assemanni, il Costadoni, il Fontanini, il Maffei, il Borghini, il Bianconi....
La collezione degli scrittori delle cose d’Italia è compresa in 25 volumi, stampati a Milano dal 1723 al 1738 a spese di una compagnia di signori, intitolata Società Palatina, nei locali del palazzo imperiale, dall’imperatore concessi per la stamperia. Il Muratori vi era assistito e coadiuvato da molti eruditi, principalmente dall’Argelati, dal Sassi, da altri dottori dell’Ambrosiana: e per quell’opera cercò usufruttare tutti gli archivj della penisola, rimanendogli però chiusi quelli di Venezia, dei duchi di Savoja e d’altri principi[1] che temeano comparisse in loro l’ambizione di occupar terre altrui; quell’ambizione di cui più tardi si fece loro un vanto. In ogni paese, ma più nel suo, trovò volenterosi cooperatori, di merito sodo quanto modesto, che miravano alla pubblica utilità, anzichè alla propria gloria, e il cui nome si confuse in quello di lui, come le loro fatiche. Merito suo sono l’ordinamento generale[2], le belle prefazioni, le savie note, la solerzia tutt’altro che materiale adoperata a cernire coscienziosamente ciò che penosamente erasi raccolto; e per quanto
- ↑ Il famoso archiatro Richa informava il Muratori, nel 1724, che «i critici faceano supporre al re (di Piemonte) che certe cronache, contenendo cose nè decorose nè utili, meglio è sopprimerle», e «che non si debba in alcun modo lasciar correre fuori di Stato qualsisia antico manoscritto; e questa impressione niuno gliela toglie per certissimo». Anche il cardinale Albani gli tenne chiuso l’archivio della badia di Nonantola, di cui era abate. Un’altra raccolta che facea gola al Muratori era quella di Giusto Fontanini vescovo di Ancira, qui depopulatus, ut ita dicam, illius regionis (il Friuli) tabularia, multaque civibus iis pollicitus, unum se volebat forijuliensis historiae restauratorem I. R. S. XXIV (p. 1101). Questi preziosi manoscritti passarono alla biblioteca Marciana.
- ↑ «L’ordine è d’ordinario il men conosciuto, e forse il più bel pregio de’ libri».