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| 320 | illustri italiani |
Forza dell’intendimento umano e della Forza della fantasia, in confutazione della Debolezza dello spirito umano di Uezio, impugna lo scetticismo di questo, e il naturalismo d’alcuni che già allora derivavano l’uomo dalla scimia, mentre egli ne’ più selvaggi riconosceva il carattere tutto singolare all’uomo del potersi perfezionare.
E una prova ne dava nel lavoro del Cristianesimo felice nelle missioni de’ Gesuiti al Paraguai. Presentano queste la pagina più bella della storia de’ Gesuiti e uno de’ principali pretesti alla loro soppressione; avendo essi voluto, tra altre loro ambizioni, sperimentare sovra un paese intero se fosse possibile incivilirlo col cristianesimo, anzichè sterminarlo colla spada. Nulla colà di fanatico o d’intollerante; s’insinuavano colla dolcezza; impedivano di far servi i natii o di opprimerli nelle miniere; e dal 1593 al 1746 ebbero fondate trentatre riduzioni, regolate da una costituzione patriarcale, tutta bontà, sorriso, canti; ciascuna sotto un curato che s’occupava dell’amministrazione e la cui volontà era legge, ed ogni mattina ne ascoltava le querele: scuole di leggere e di musica a tutti; un terreno a ciascuno, proporzionato a’ suoi bisogni, oltre la possessione di Dio che coltivavasi in comune per comune servigio; e a giorni fissati distribuivasi ad ogni famiglia il grano occorrente. L’assemblea generale sceglieva un cassico per la guerra, un corregidor per la giustizia e alcadi pel governo. Bisogna leggere quanto il Muratori si piace a quel comunismo patriarcale e santo, come molti nostri contemporanei si compiacquero al materiale ed empio di Saint-Simon e di Fourier.
Di idee comuni, pur sempre buone, è formata la dissertazione Sulla pubblica felicità oggetto de’ buoni principi. Considera l’uomo come un animale socievole, ma la società aver molti difetti, colpa in parte il peccato originale, in parte i vizj attuali. Ritrae i suoi contemporanei con colori poco rosati, e li rinfaccia di oziosità, di amoreggiamenti, di bagordi. Ora per esser felici crede bisogni esser virtuosi: ripudia i machiavellisti che cercano il bene dello Stato, anzichè quello dell’individuo: e vorrebbe che principi e ministri a questo s’adoprassero: a tal uopo non vivessero isolati, ma andassero a Visitar e conoscere il paese e gli stabilimenti, favorissero l’istruzione e le arti per combattere l’ozio, desiderando che «il tanto sapere d’oggi serva a edificare e non a distruggere, a fortificare e dilatare, non ad abbattere la religione, a sostenere non a sconvolgere la giustizia». Scegliessero bene i loro impiegati: e per ciò propone un