Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/43

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i plinj 35


Avuto avviso del disastro, la curiosità d’esaminare dappresso quel fenomeno, e la pietà di soccorrere ai pericolanti trasse Plinio colà, dove essendosi affaticato e preso da’ debolezza, postosi a sdrajo, rimase soffocato da vortici di solfo e di gas deleterici.

Plinio minore così ne descrisse la morte in lettera allo storico Cornelio Tacito che giova riferire per conoscere e lui e il defunto.

— Domandi ch’io ti descriva la fine di mio zio, perchè con maggior verità tu possa tramandarne la memoria agli avvenire. Te ne ringrazio; imperocchè alla morte di lui, quando venga da te celebrata, gloria immortale resterà assicurata. E veramente, avvegnachè egli sia perito nella mina di contrade bellissime, non altrimenti che i popoli e le città, con caduta memorabile tanto da viver sempre; avvegnachè moltissime opere, e tali da sopravvivergli, egli abbia composte; tuttavia alla perenne fama di lui non poco aggiugnerà la immortalità delle tue scritture. Beati coloro, ai quali, per benigno

    terra; i suoi compagni, rimasti in piedi, non ebbero alcun danno; a lui toccò la sorte del cane che entra nella grotta presso a Pozzuoli; dove sollevato in aria, respira al pari di ogni visitatore; ma appena posto a terra, cade asfisiato dall’acido carbonico; come avverrebbe ai visitatori se si chinassero al suolo.
    Calcoli minuti fanno ascendere a 1300 i Pompejani periti, cioè il decimo della popolazione. Al professore Fiorelli venne l’idea di far fondere del gesso nelle cavità rimaste dov’erano avanzi umani, così ottenne stampi di persone sepolte, che sono talora di una esattezza meravigliosa, apparendo non solo le forme e gli atteggiamenti, ma ancora i lineamenti del volto e perfino le pieghe degli abiti; lo che permette di indurre il genere di morte, oltre svelar molte circostanze prima ignorate riguardo alla vita domestica degli antichi.
    Nel 1863, nel Vicolo degli scheletri, egli ottenne le impronte di un uomo, una donna e due giovani figlie, colpite d’asfisia mentre fuggivano. Il volto della donna, benchè i lineamenti ne siano poco distinti, esprime la sofferenza; eleva la testa in cerca di aria; una treccia di capelli le attornia il capo. Per meglio fuggire, aveva sollevati gli abili, che le stanno raccolti sul ventre. Ella è alta di statura, veste con eleganza e, per meglio camminare sulle pietre e i rottami, si era messi stivalini di cuojo più forte. Porta un anello d’argento; accanto a lei fu raccolta una statuetta d’un sol pezzo d’ambra, che rappresentava un amorino avviluppato nel mantello, colla capigliatura a tre ordini di ciocche, e ricadente annodata sul dorso.
    Davanti camminava, come guida, un uomo attempato, di statura colossale, con zigomi prominenti, sopracciglia arcuate, grossi baffi, come di vecchio soldato. Rovesciato sul dorso, volle rialzarsi appoggiandosi sul gomito, e si era tirato sul capo un lembo del mantello per ripararsi contro la cenere o il gas che lo soffocava.
    Due giovinette, probabilmente sorelle, correvangli pochi passi dietro; la maggiore,