Pagina:Jefte.djvu/4

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Di Galaad collo spavento al fianco,
E nel dolor trasser lor giorni errando,
45A Baal, ad Astaroth, ai Sirii numi
Le ingrate d’Israel genti malvage,
Di Ruben, Giuda, di Manasse i figli
Con sacrilega man profano incenso
Porgean sull’are, e non dovuti onori.
50Non più di Nadab, d’Abiù, di Chore.
Di Datan d’Abiròn stavale innante
Gli occhi il tremendo incendiator flagello,
E come dal Sinài seppe adirato
Il Dio degli avi suoi del Duce Ebreo
55Il braccio armar della rea turba a danno
Allorchè minacciosa, e furibonda
L’aureo vitello alzar medita ed osa.
    Che sempre invan de’ nunzj suoi per bocca
Le parlava il Signore. Io ti sottrassi
60Di schiavitù diceva: io le tue mani,
E i piedi tuoi da ceppi aspri ti sciolsi,
Onde il barbaro Egizio un dì ti oppresse.
Chi gli Ammorrei, chi i Madianiti in fuga,
Qual da fiero aquilon vigna dispersa,
65Precipitosa volse? E questa terra,
Ch’or signoreggi, ove sleale innalzi
L’infame altar a Baalim nefando,
Chi ti donò? Tel dissi pur, tuo Dio
Sono Israelle: Ah! non temer d’Ammone