Pagina:Kant - Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello, Napoli, 1826.djvu/100

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nei caratteri nazionali. 99

intraprendono viaggi di molte miglia. Caduti in mano de’ loro più crudeli nemici, vegliano su di se medesimi colla più attenta cura, per paura che la forza de’ tormenti non tragga loro qualche lagno o qualche affogato sospiro, di cui possa prevalersi il vincitore contro la nobiltà e fermezza della loro anima. Veridico del resto e pieno di schiettezza è il selvaggio del Canadà; suscettibile di vivo esaltamento, la sua amistà si tigne d’un color romanzesco che svegliar potrebbe tal fiata la ricordanza de’ bei giorni dell’antichità favolosa. Fiero all’eccesso, sa quanto valga la libertà, e non soffrirebbe, fosse pur per istruirsi, niuna soggezione che parrebbe leggiermente di offenderla. Sarebbe altri tentato di credere che un Licurgo fosse passato per quei luoghi; e se un degno legislatore sorgesse mai in mezzo alle sei tribù che dipendono da tal nazione, pur avrebbe il Nuovo-Mondo a sua volta la repubblica de’ Spartani. Poco differisce l’impresa degli Argonauti dalle guerresche spedizioni de’ Canadesi, e Giasone non ha altro vantaggio su di Alta-Kulla-Kulla che l’onor di portar un greco nome.

Il sentimento del Bello, preso in un senso morale, è presso a poco estraneo a questi selvaggi; il generoso perdono d’un ricevuto oltraggio, per quanto nobile sia in se stesso, lungi di mostrarsi come una virtù agli occhi loro, non sembrerebbe che una dispregevol debolezza. Il loro più gran merito è la prodezza, e la vendetta il loro più dolce piacere. Gli altri naturali di questa parte di mondo sono pur lungi dall’essere egualmente largheggiati dalla natura sotto il rapporto de’ sentimenti morali,