Pagina:Kant - Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello, Napoli, 1826.djvu/75

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74 del sublime e del bello

quelle d’altrui, senza voler altra cosa che un amabile e naturale semplicità nei godimenti che se ne aspettano. Nel caso però in cui potrebbero andare al di là, renderebbero gli altri felici, sarebbero felici esse medesime? più saggio in ogni ipotesi, è non fondare giammai troppe grandi speranze sulle gioie della vita e sul merito delle creature; giacchè colui che non conta in questa vita che sul mediocre, ha non solo il vantaggio di veder raro l’avvenimento restare al di sotto della sua aspettativa, ma ha pure a consolarsi qualche volta d’essere tutto sorpreso da perfezioni ch’egli avrebbe poco sospettate.

L’età finalmente, questo nemico della bellezza, non si ristà dal fare la guerra a tutte quelle attrattive; e successivamente, quando l’ordine naturale non è intervertito, le qualità Sublimi e nobili debbono sostituirsi a quelle che non sono che Belle, onde non avendo più la pretesa di eccitare l’amore, tanto più si assicura dritti alla stima.

Secondo io penso, dalla primavera dell’età, da che sopratutto è pervenuta al punto di perfezione in cui brilla la sua bellezza, dovrebbe una donna addirsi a rilevarne il merito, mercè di quella commovente semplicità, che anticipatamente la prepara alla nobiltà della nuova sua parte. Cominciando allora a indebolirsi la pretensione alle attrattive, la lettura e le cure dello spirito, senza troppo lasciarsi scorgere, dovrebbero succedergli; e sotto la direzione del marito, potrebbero le muse venir ad occupare il posto insensibilmente abbandonato dalle grazie.

Non intralasciamo noi d’osservare che la donna, quando per lei suonò l’ora della terribile