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| 311 | storia della ragion pura | 661 |
oggetti siano affatto fuor dei limiti di una possibile esperienza) si può dimostrarle con la stessa evidenza di qual sia teorema matematico.
3° Rispetto al metodo, esso dev’essere un procedimento secondo principii. Ora il metodo che domina in questo speciale ordine di ricerche, si può dividere in naturalistico e %scientifico. Il naturalista della ragion pura assume per principio, che per mezzo della ragione comune senza scienza (che egli dice ragione sana) si può, rispetto alle questioni più sublimi che costituiscono il còmpito della metafisica, conchiuder più che per mezzo della speculazione. Afferma quindi, che si può determinare con maggior sicurezza la grandezza e la distanza della luna ad occhio, anzi che pel tramite della matematica. L’è una semplice misologia, impostata su principii, e, ciò che è il colmo dell’assurdo, l’abbandono di ogni mezzo dell’arte vantato come un metodo proprio, per estendere le proprie conoscenze. Perchè, quanto ai naturalisti per difetto di maggiori conoscenze, questo non si può ragionevolmente imputar loro a biasimo. Essi seguono la ragione umana, senza vantarsi della loro ignoranza come metodo, che debba contenere il segreto per tirar su la verità dal pozzo profondo di Democrito.
quod sapio, satis est mihi: non ego curo
Esse quod Arcesilas aerumnosique Solones.
Pers.[1]
Quanto ora agli osservatori di un metodo scientifico, essi hanno qui la scelta tra il dommatico e lo scettico, ma in ogni caso tuttavia l’obbligo di procedere sistematicamente. Se io qui, rispetto ai primi, nomino il celebre Wolff, per i secondi David Hume, posso tacere di tutti gli altri, pel mio scopo presente. Soltanto, la via critica è ancora aperta. Se il lettore ha avuto la compiacenza e la pazienza di percorrerla in mia compagnia, egli ormai