Pagina:Kant Forza dell'animo, Pirotta, 1828.djvu/22

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22 Lettera di Emanuele Kant

ne riescii alla per fine nel mio intento, col respirar liberamente dal naso, nel qual mentre m’addormentai. Riguardo alla tosse quasi convulsiva, mi tornava tanto più molesta, quanto che talvolta mi sopravveniva tosto riscaldato dal letto, ritardandone così lo addormentarmi; l’impedire questa tosse, prodotta dall’irritazione che l’aria respirata colla bocca aperta fa sulla laringe1, esigeva non già un’operazione meccanica (farmaceutica), ma un’immediata operazione dell’animo, vale a dire di ritorcere affatto l’attenzione da questo stimolo, dirigendola con isforzo (come sopra negli attacchi spastici) su qualche oggetto, ed impedire così l'espulsione dell'aria, il che, come sentiva distintamente, mi fe’ correre


  1. Non dee forse produrre l’aria atmosferica, circolando con bocca chiusa per la tuba eustacchiana, il sentimento ristorante d’organi vitali rinforzati, col deporre l’ossigene su tal allungamento di cammino vicino al cervello? (quasi come si bevesse l’aria). In certi tempi l’aria ha nulla di ristorante, in altri egli è un vero spiacere il beverla nella sua passeggiata in lunghi tratti, locchè non ha luogo respirandola colla bocca. Egli è della maggior importanza dietetica l’avvezzarsi tanto a respirare col naso, tenendo la bocca chiusa, che persino nel più profondo sonno non debba essere altrimenti, a tale che nel caso diverso produca un subitaneo risvegliarsi, quasi recando spavento, come talvolta avvenne a me stesso. I miei piccoli amici (antichi uditori) lodano questo principio dietetico come provato e salutare. Un accessorio vantaggio d’una tal abitudine di respirare sempre colla bocca chiusa, essendo da solo, si è quelo che la continua secrezione della saliva opera qual mezzo di digestione (stomacale); basta essere fermamente risoluto di non dissiparla per cattiva abitudine.