Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/136

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LA PROVA DEI FATTI 133


Riassumendo, i fatti che permettono una verifica sperimentale diretta non formano certamente un insieme molto vasto; esaminandoli si può dire in ogni caso, che non se ne conosce alcuno che contraddica la teoria della relatività, e che al contrario parecchi creano per lo meno delle difficoltà alle vecchie concezioni. D’altra parte però bisogna pur ammettere che se noi scoprissimo dei fatti cosí particolari e cosí poco numerosi come quelli di cui abbiamo parlato, e che contraddicessero una legge naturale ben riconosciuta, per esempio il principio della conservazione dell’energia, non vi è alcun dubbio che noi non ci riterremmo obbligati a rinunziare a questa legge, altrove tanto magnificamente dimostrata; si lavorerebbe con tutte le forze a lumeggiare la contraddizione; nel caso piú favorevole si lascerebbe all’avvenire la cura di procedere all’esecuzione.

È lo stesso nel nostro caso; non si può considerare male il fatto che un uomo ritenga tanto provata la vecchia concezione assoluta dello spazio e del tempo da non poter decidersi a disfarsene per alcune singolarità, quasi impercettibili nel campo infinito dei fatti, ed a rifiutare di condannare subito una convinzione ch’egli ha nutrito per anni. Tuttavia un gran numero di fisici di tendenze filosofiche, e prima di tutti i discepoli di Ernesto Mach, morto nel 1915, il cui portavoce può essere salutato in Petzoldt, considerano la concezione relativista come la piú perfetta.

Passiamo al lato matematico della teoria. Alcuni matematici, Riemann fra gli altri, avevano