Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/134

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LA PROVA DEI FATTI 131


D’altra parte E. Freundlich fa giustamente notare che l’atmosfera solare necessaria per questa spiegazione, a giudicarne almeno dalla nostra esperienza terrestre, assorbirebbe la luce delle stelle molto piú di quello che non lo mostri l’osservazione. Secondo lui la maggior parte di quelle, le cui fotografie svelano la deviazione dei raggi, non potrebbero piú impressionare le lastre.

Si sono anche tentate altre spiegazioni di questa deviazione: la si è voluta ricondurre a dei fenomeni che, come la “rifrazione annuale” di Courvoisier, sono tutt’affatto incerti e discussi, e che anche nel caso piú favorevole, non potrebbero dare che una spiegazione parziale.

Allo stato di fatto è piú naturale considerare l’effetto Einstein come reale, piuttosto che tentare di ricondurre la deviazione, provata dall’esperienza, ad una rifrazione ancora sconosciuta o a qualche altra causa accessoria.

Una terza possibilità di verificare la teoria con i fatti, cioè lo spostamento delle linee spettrali verso il rosso, ha avuto una grande importanza nelle discussioni di questi ultimi tempi. Ecco di che si tratta: si sa che le onde di una luce monocromatica si succedono con la massima regolarità ad intervalli di tempo straordinariamente brevi. Questa regolarità le designa precisamente come adatte alla misura del tempo, cioè a servire da cronometri. Ora noi sappiamo che la marcia dei cronometri dipende dal loro stato di movimento; noi abbiamo visto di piú che i movimenti accelerati possono essere rimpiazzati da campi di gravitazione; questi dunque