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Pagina:Kuliscioff - Il monopolio dell'uomo.djvu/20

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si compiessero nelle mura domestiche e dai quali rifuggivano, disdegnosi, gli uomini guerrieri – si aggiunse il cosciente disprezzo, di cui era fatta segno, in nome di una fede proclamata umanitaria e redentrice.

Né ci parlino i sentimentali romantici della poesia del medio evo, de’ suoi trovatori, delle castellane e delle creazioni poetiche che innalzarono la donna al settimo cielo!

Ma quelle creazioni poetiche erano forse donne Davvero? Le Beatrici, le Laure, le Leonore non furono che allucinazioni, create dal vago intuito dei grandi poeti, che sentivano l’uomo un mezzo essere, se non è completato dalla donna; e poi che l’eterno femminino reale era disprezzato ed oltraggiato, la fantasia ascetica doveva pur foggiarlo in una forma eterea di donna bionda, linfatica, vicina agli angioli e possibilmente lontanissima dal poeta. Queste creazioni poetiche, più che lusingare l’amor proprio femminile, sono atte a rattristare l’animo, pensando che gli uomini d’ingegno, per trovare uno sfogo alla loro espansione affettiva, dovevano collocare la donna immaginaria nel cielo o nelle visioni allucinatorie. E non poteva essere diversamente, data la condizione reale della donna in quei tempi, nei quali i precetti d’una religione, allora in tutto il suo vigore, le prescrivevano, norma suprema, l’ubbidire ed il soffrire in silenzio.


La donna moderna


Così tutta la storia dello sviluppo dell’eterno femminino sin dall’età primitiva si presenta agli occhi nostri come un lungo martirologio.

Il diritto del fisicamente più forte, principio informatore degli organismi sociali sviluppatisi dalla