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Pagina:Kuliscioff - Il monopolio dell'uomo.djvu/33

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E poi è anche una questione di giustizia. Chi risente maggiormente tutto l’orrore: dell’inferiorità sociale della donna è precisamente la donna operaia. Essa è doppiamente schiava: da una parte al marito, dall’altra al capitale.

Donna operaia – parola empia” dice Michelet, da un punto di vista sentimentale, e attribuisce al nostro secolo di ferro questo fenomeno che lo fa inorridire. Ed io direi; “donna operaia -parola redentrice”; poichè è appunto l’industrialismo moderno, con tutti i suoi mali, che renderà la donna povera uguale all’uomo e la sottrarrà alla sua dipendenza dall’altro sesso.

Il numero delle donne impiegate nelle industrie e nelle manifatture è un vero esercito, che in certi paesi e in date industrie supera l’esercito operaio maschile. E ce lo provano meglio di tutto le statistiche, per quanto siano incerte ed incomplete, poichè vere statistiche del lavoro e dei salari non esistono ancora, e i dati finora vengono forniti dai privati e dalle Camere di Commercio; essi sono però sufficienti per formarci un’idea approssimativa sui vari problemi dell’industria moderna.


Invasione della donna nelle industrie


Vittorio Ellena, avendo potuto studiare, coi mezzi fornitigli dal Ministero del Commercio, alcune industrie italiane nel 1880[1], trovò in esse, su 382,131 operai, il 27,10% di uomini e il 49,32% di donne, ossia – a parte i fanciulli – 103,562 uomini e 188,486 donne, così ripartiti nelle varie industrie:

Uomini Donne
Seta 15,692 120,428
Cotone 15,558 27,309
Lana 12,544 7,765
  1. Vittorio Ellena: Statistica di alcune industrie italiane; pag. 32. - Annali di Statistica. Serie seconda. Vol. XIII. 1880.