| Questa pagina è ancora da trascrivere o è incompleta. |
Per Leroy-Beaulieu, in Francia, il rapporto è del doppio alla metà[1]. Per Charles Elliot, in Germania, da 3 franchi ad 1,60[2].
E allora si capisce, come sia vero che la donna operaia, se deve vivere del solo lavoro, non possa generalmente bastare a se stessa.
E si capisce perchè tanti economisti, come il Leroy-Beaulieu e il Jules Simon, tante signore filantropiche, tanti pastori anglicani, che fecero lavori speciali sopra questo argomento, concludono tutti, suppergiù, come concludeva Michelet nel suo umanitario studio, Le peuple:
“La donna la si compiange meno, ed è la più da compiangere. Schiava del lavoro, essa guadagna così poco, che l’infelice deve mettere a profitto la sua gioventù per cavare qualche cosa dai piaceri che offre all’altro sesso”[3].
Supposte cause di bassi salari.
Domanda ed offerta
Qual’è ora la causa di codesta inferiorità dei salari
femminili?
L’economia politica risponde che la causa più generale che determina i salari è la legge della concorrenza, ossia della domanda ed offerta, perchè il lavoro umano è anch’esso una merce, che si vende sul mercato come tutte le altre.
Senonchè, con questo criterio si potrebbero spiegare i salari femminili così bassi, in confronto ai maschili, se appunto, oggidì, il lavoro femminile fosse più offerto e meno ricercato.
Ma abbiamo visto che le donne oggi sono ammesse nelle industrie al pari, se non anche più, degli operai.
- ↑ Leroy-Beaulieu: Opera citata, pag. 132.
- ↑ Charles W. Elliot: The North American Review. (Rivista dell’America del Nord). Mese d’Agosto 1882.
- ↑ Michelet: Le Peuple. Paris,1846, pag. 90.